Coach

Questo weekend appena trascorso ho avuto la fortuna di dedicarmelo interamente e vorrei raccontarvelo.
Il BirbaPapà ha fatto da balia al Ribelle e io sono andata a cercare di dare un senso alla mia vita.
No, non esagero. Ma poiché questo post è molto personale merita qualche precisazione.
Dopo la nascita di Bambolotto (ormai detto “Il Ribelle”) tutta la mia vita è cambiata improvvisamente.
Nuovi ritmi, orari, spazi e nuovi equilibri. Spesso non facili da digerire ed accettare.
E io, che già normalmente non sono proprio una tipa organizzatissima, sono andata un po’ in palla.
Aggiungeteci anche il fatto di essere stata “elegantemente” mollata a casa dal lavoro e quindi di aver perso anche quel punto di riferimento e sostentamento e… il rumore del tonfo potevate udirlo anche voi.
Dopo lo smarrimento iniziale, poiché noi donne abbiamo risorse insperate, ho iniziato a reagire e il primo passo è stato dare vita a BirbaMamme. Ma volevo anche trovare un nuovo equilibrio e dare un senso diverso a tutto ciò che mi circondava perché aver avuto un figlio non bastava a farmi sentire felice.
Quest’estate, ve lo avevo accennato, ci sono stati una serie di campanelli, circostanze fortuite, eventi che mi hanno portata a guardare un po’ più dentro me stessa portandomi alla consapevolezza che dovevo cambiare qualcosa.
Ma, di solito, questo mio desiderio, anche in passato, è sempre rimasto un pensiero evanescente che poi sfumava misteriosamente appena mi chiedevo cosa fare in concreto.
Lo scorso weekend, invece, quello che era solo un pensiero “cambio vita”, si è concretizzato in un : “Ok faccio qualcosa per cambiare, innanzitutto me stessa”.

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E l’ho fatto partecipando a un corso tenuto da Lucia Giovannini, autrice di numerosi libri tra cui “Tutta un’altra vita” psicologa e coach. Sono sempre stata scettica nei confronti di questi “motivatori”, ho sempre preferito la pratica alla teoria e quando leggevo libri pieni di belle parole, non sono mai riuscita ad applicarle, facendo la differenza.

Ma poi arriva il momento in cui senti che qualcosa si sta muovendo e trovi la “spinta” per capire qual è la strada giusta da seguire.
E la scintilla sono stati questi due giorni intensissimi e pieni di emozioni in cui ho avuto modo di guardarmi dentro, conoscere persone straordinarie, provare a fare cose personalissime con gente sconosciuta ma che, forse, non avrei mai fatto nemmeno con mia madre.
Mi piacerebbe raccontarvi i dettagli ma sono sensazioni così intime che probabilmente non lo trovereste interessante.

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Una storiella però ve la racconto. É quella con cui Lucia ha iniziato il corso e quella che forse potrebbe fare accendere la miccia del cambiamento anche in voi.

Una figlia si lamentava con suo padre circa la sua vita e di come le cose le risultavano tanto difficili. Non sapeva come fare per proseguire e credeva di darsi per vinta. Era stanca di lottare. Sembrava che quando risolveva un problema, ne apparisse un altro.
Suo padre, uno chef di cucina, la portò al suo posto di lavoro. Lì riempì tre pentole con acqua e le pose sul fuoco. Quando l’acqua delle tre pentole stava bollendo, in una collocò alcune carote, in un’altra collocò delle uova e nell’ultima collocò dei grani di caffè.
Lasciò bollire l’acqua senza dire parola. La figlia aspettò impazientemente, domandandosi cosa stesse facendo il padre…Dopo venti minuti il padre spense il fuoco. Tirò fuori le carote e le collocò in un piatto. Tirò fuori le uova e le collocò in un altro piatto. Finalmente, colò il caffè e lo mise in una scodella. Guardando sua figlia le disse: “Cara figlia mia, carote, uova o caffè?”La fece avvicinare e le chiese di toccare le carote, ella lo fece e notò che erano soffici; dopo le chiese di prendere un uovo e di romperlo, mentre lo tirava fuori dal guscio, osservò l’uovo sodo.
Dopo le chiese di provare a bere il caffè, ella sorrise mentre godeva del suo ricco aroma. Umilmente la figlia domandò: “Cosa significa questo, padre?”Egli le spiegò che i tre elementi avevano affrontato la stessa avversità, “l’acqua bollente”, ma avevano reagito in maniera differente.La carota era arrivata all’acqua forte, dura, superba; ma dopo essere stata nell’acqua, bollendo era diventata debole, facile da disfare.L’uovo era arrivato all’acqua fragile, il suo guscio fine proteggeva il suo interno molle, ma dopo essere stato in acqua, bollendo, il suo interno si era indurito.Invece, i grani di caffè, erano unici: dopo essere stati in acqua, bollendo, avevano cambiato l’acqua.“Quale sei tu figlia?” le disse.“Quando l’avversità suona alla tua porta; come rispondi?
Sei una carota che sembra forte ma quando i problemi ed il dolore ti toccano, diventi debole e perdi la tua forza?
Sei un uovo che comincia con un cuore malleabile e buono di spirito, ma che dopo una morte, una separazione, un licenziamento, un ostacolo durante il tragitto, diventa duro e rigido? Esternamente ti vedi uguale, ma dentro sei amareggiata ed aspra, con uno spirito ed un cuore indurito?
O sei come un chicco di caffè?Il caffè cambia l’acqua, l’elemento che gli causa dolore. Quando l’acqua arriva al punto di ebollizione il caffè raggiunge il suo migliore sapore.
Se sei come il chicco di caffè, quando le cose si mettono peggio, tu reagisci in forma positiva, senza lasciarti vincere, e fai si che le cose che ti succedono migliorino, che esista sempre una luce che, davanti all’avversità, illumini la tua strada e quella della gente che ti circonda”.

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Chi di noi non ha mai affrontato una difficoltà? Quanta acqua calda vi è pioviuta addosso? Quante mamme si trovano a dover scegliere come reagire ai cambiamenti improvvisi e spesso diventano carote e si lasciano sopraffare dagli eventi?
Io durante il corso ho deciso che volevo essere caffè non solo per me stessa ma anche perché mio figlio possa crescere in un ambiente più sereno rafforzando la sua personalità e la sua autostima. Siamo noi genitori, ma soprattutto noi madri a seminare il seme di ciò che i nostri figli diventaranno da adulti e se saranno uova, carote o caffè sarà anche merito nostro.
Ecco perchè ho chiesto a Lucia di fare partecipi anche voi BirbaMamme dei suoi insegnamenti e ogni settimana pubblicherò “una pillola” di saggezza, un pensiero su cui meditare che può servirci a renderci migliori o semplicemente ad amarci un po’ di più. Non sarà come fare un corso intensivo ma sono sicura potrà aiutare tutte noi.


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