Utili&futili

Cosa fa la differenza tra l’essere solo donne in spiaggia e mamme in spiaggia?

Ah, leggete un po’, io mi sono divertita a individuare un po’ di mamme davvero “particolari”, voi vi ci riconoscete?

La mamma radical chic

Photo courtesy of Ed Vebell

Photo courtesy of Ed Vebell

Sono le mamme “fortunate” che arrivano col papà e con la tata.

Loro tengono per mano il più piccolo della tribù e indossano prendisole in lino candido, abbinato al pallore nobiliare che ostentano sotto un cappello di paglia oversize e occhiali da sole della grandezza di uno schermo tv in 32 pollici.

Il papà porta di solito in braccio, o accompagna, il figlio più grande e, nell’altra mano, ha la borsa finto povero della mamma, in paglia, piena di protezioni extra per capelli, collo, collo del piede, labbro superiore, occhi, contorno occhi, contorno polso, unghie, interno coscia….

La tata è uno sherpa sepolto sotto reti di giocattoli, piscinetta gonfiabile, racchettoni, salvagente a paperella, borsa del cambio, cambio della borsa, costume di ricambio, ricambio,  telo in lino con le iniziali della stirpe, etc etc.

Queste madri sotto al prendisole indossano costumi interi griffati che esibiscono raramente e solo per “umettarsi” leggermente in riva al mare senza mai togliere occhiali e cappello. La loro abilità sta nel svestirsi: in un sol colpo, rapido e netto, eliminano il prendisole dall’alto senza muovere il cappello. Dopo la mossa,  si piazzano sotto all’ombrellone, anzi sotto al parasole del lettino, sia mai che un raggio contamini la pelle di luna.

Da questa postazione dettano ordini alla tata filippina di turno. I bambini invece che di solito hanno nomi doppi e tripli del tipo Gianfilippo, Oceanomare, Lucamariagiovanni, Adelaidebiancaazzurra, Ginevrasofiafrancesca, vengono unti di crema solare come orate ogni 15 minuti dall’abile tata che sembra un polpo quando riesce a incremare due bimbi alla volta. Possono giocare solo nell’ombra, ossia ruotare sotto al palo dell’ombrellone in base ai raggi.

La mamma Yeah!

Photo courtesy of Ed Vebell

Photo courtesy of Ed Vebell

 

Arriva in spiaggia che sembra stia andando a un rave.

Indossa succinti shorts paillettati e un push up che le spara in gola le tette. Tutto il suo corredino da spiaggia (un pareo della grandezza di un foulard e un litro d’olio glitterato) è racchiuso in uno zaino da palestra con il logo ricamato in oro. Si è preparata per mesi alla prova costume sfiancandosi di addominali, pectoral e lat machine in palestra. La zumba l’ha ballata ogni giorno mentre preparava una ciotola di riso soffiato e latte scremato alla figlia,  prima di accompagnarla alla materna. A piedi, di corsa.

Questa mamma si denuda restando col suo bikini interdentale scintillante come se stesse facendo un numero di lap dance. Il palo è quello dell’ombrellone e lei, a ogni pezzo di abbigliamento che fa volare via, ci si abbarbica per metter in mostra il muscolame ammiccando a tutta la spiaggia.

Con la “mammaYeah!”, di solito figlio o figlia che, ahimè, invece non è mai così asciutto come vorrebbe mammà ma ironia del destino, sembra più un panzerotto.

Mentre la mamma si unge d’olio in posa plastica, sotto i suoi occhiali specchiati controlla i suddetti panzerotti che invece che mordicchiare barrette insipide, corrono al bar ad azzannare gelati extra size sbrodolandosi sui costuminiche la mamma si è ostinata a comprare loro una taglia in meno. Il padre in queste situazioni di solito non perviene. O se perviene, non è il padre ma “l’amico della mamma”.

La mamma del Nord

Photo courtesy of Ed Vebell

Photo courtesy of Ed Vebell

Arriva al lido con tutta la famiglia verso le 9.

Ogni componente della famiglia ha la sua bella borsetta autonoma. All’interno telo mare, occhiali, protezione in diverse gradazioni a seconda delle ore del giorno e dell’incidenza dei raggi sulla superficie terrestre, acqua, frutta fresca. Il più piccolo si porta da solo i suoi giochi e a fine giornata li deve raccogliere, lavare, e rimettere nella borsetta per riportarseli a casa.

La mamma indossa un abitino a pois leggermente svasato e ha ha quel colore a metà tra “sono stata malata” e “sono albina dalla nascita”. Pallida. Mortalmente grigia. Però ha comprato un costume rosa coi volant che la fa sentire bene. E ci tiene a esibirlo. Si spoglia subito. Un salmone norvegese in vacanza al Sud.

Ci mette un po’ ad abituarsi al nuovo habitat ma appena prende coscienza di essere finalmente in vacanza, lei proprio lei, delega al marito ogni incombenza e si spalma modello francobollo sul lettino. Si spiaggia come una foca a Capo Horn dimenticando le regole dei primi giorni che la vedevano spalmarsi di protettivo ogni 15 minuti. Lei, per il resto della permanenza in spiaggia, vive in simbiosi sul lettino; al massimo muove l’indice su un magazine di gossip opportunamente occultato dietro la copertina del bestseller del momento, che fa più figo.
I bambini che per tutto l’inverno sono stati nutriti a pane di soia e seitan ora possono mangiarsi 10 gelati e tre pizzette, scannarsi col vicino d’ombrellone, annegare …lei è in vacanza. Amen.
Il padre invece, che per tutto l’anno si è ammazzato di lavoro in azienda, spera di leggere in santa pace il suo kindle invece viene preso in ostaggio dei figli che dopo tre mesi di campo scuola ora si sfogano ingaggiandolo per giocare a bocce/pallavolo/biglie/ mummia vivente/ trivella umana/scaviamo una buca/ costruiamo un castello/una masseria con piscina, un villaggio residenziale, le Twin Tower….

La mamma del Sud

Photo courtesy of Ed Vebell

Photo courtesy of Ed Vebell

Arriva in spiaggia non prima delle 12. Spiaggia libera. Arriva con ombrellone, sedioline, tavolino, pompa per gonfiare il materassino, borsa frigo, anzi borse frigo, congelatore, pozzetto varie, una per merenda, due per pranzo, merenda e aperitivo. Poi quella dei giocattoli, carriola, tavola da surf. Due o tre bambini che sembrano dei piccoli mini me.

Monta da sola tutto. Compreso il mini altoparlante da collegare al telefonino che la musica, si sa, fa compagnia. Sotto a una maglietta oversize e a un paio di leggings che le donano come un burka a Naomi, indossa un costume a balconcino fiorato e lo slip sgambato che la “fanno sentire secsy”.
Toglie s tshirt e leggings appendendoli all’ombrellone come panni stesi ad asciugare, poi si affloscia sulla sedia da spiaggia, generalmente di quel modello che non renderebbe giustizia nemmeno a uno degli angeli di Victoria Secrets e che regalano l’effetto pancia a fisarmonica anche se gli addominali te li dipingi.
Poi con lo sguardo segue i figli che sono già in acqua essendo arrivati per lo più nudi con indosso solo i sandali di plastica, quelli a ragno, al seguito della madre.

E  dopo avergli urlato a squarciagola”heiiiiiiiusciteeeeeedall’acquaaaaa” si prepara ad accoglierli con uno dei 10 teli in fantasie varie portati in spiaggia nella borsa in plastica, Ikea.

Dopo circa un’ora arriva il padre che nel frattempo stava sistemando il parasole sul lunotto della macchina. Si piazza su un’altra sedia, si accende una sigaretta e ascolta la sua radiolina portatile. La madre lo guarda compiaciuta e guarda orgogliosa i suoi piccoli che stanno menando, ehm , giocando con un bimbo tedesco sul bagnasciuga.

Se ti è piaciuto leggi anche: Mamme in spiaggia seconda puntata


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1 commento


  • 2015-06-29 06:58:17

    Mei Inguscio scrive:

    Personaggi azzeccatissimi descritti con piacevole ironia,belle le foto.

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