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Volevo arrivare al Natale leggera, parlandovi solo di cose allegre, di decorazioni, regali, affetto e buoni sentimenti. Ma oggi il cuore è pesante pensando a quella madre che ha avuto il coraggio di soffocare suo figlio. E di negarlo persino a sè stessa. E forse,  mai si renderà conto di quel gesto.

Qualche anno fa all’inizio della mia carriera mi occupai da vicino del caso Franzoni. Un crimine efferato e inspiegabile. Eppure, tutto portava a lei, a quella madre affranta e disperata.  Ma nessuno riusciva (o voleva)  crederci. Il fatto che non si trovasse l’arma del delitto era l’alibi perfetto per ognuno di noi per cancellare tanta atrocità. La mente preferiva credere al folle gesto di uno sconosciuto.
Non può essere lei, non può una madre arrivare a tanto.

E invece alla fine anche quella Annamaria Franzoni dal viso angelico e supplicante è stata condannata, nonostante l’arma non ci fosse, nonostante il marito l’avesse sempre difesa, nonostante lei non abbia mai confessato.

Mi fece male quel caso, e non ero ancora madre. Pensavo solo a quel povero bambino e  non ho mai nemmeno per un istante provato pietà per la madre assassina.

Sono passati tanti anni.  Ora sono madre anche io. Ma ora soffro per tutti e due: all’immenso e lacerante dolore per una piccola vita che sparisce ora c’è anche la compassione per quelle madri.

Non perdono, ma una piccola parte di me forse riesce a capire.
E mi chiedo quante volte ancora debbano succedere questi delitti prima che la società impari a prendersi cura di queste donne. Di noi donne.

Perché purtroppo le madri sono spesso sole. Nessuno si accorge della disperazione e del malessere, di quel male sottile che le pervade.  Chiamatelo baby blues, depressione, instabilità: il fatto è che basta un attimo. Un attimo di follia. Un attimo in cui il cervello si disconnette e tutto il mondo diventa buio. Un attimo in cui il suo pianto si fa esasperante, i suoi capricci insopportabili, in cui la paura di non essere abbastanza, di essere inadeguata, di non farcela è soffocante. Un attimo. E uno strattone diventa mortale per un neonato, un gesto di stizza si trasforma in un colpo letale, un utensile afferrato per caso, in un arma.

E quella vita,  la creatura più preziosa e unica al mondo che tu hai generato, ne paga le spese.

E’ facile dire a me non succederà mai. E ovviamente non voglio generalizzare, non tutte le mamme sono così fragili, ma vista la frequenza di questi gesti atroci, forse bisognerebbe porsi delle domande.

Perché purtroppo la vita moderna è sempre più complicata e i bambini da gestire sono solo la goccia che fa traboccare il vaso di situazioni economiche, familiari, lavorative critiche.
Peso su peso.
Su madri  troppo giovani, come quella del piccolo Loris,  troppo sole come la Franzoni, o semplicemente troppo fragili, come quasi tutte le donne.

Madri che la società vorrebbe super. Donne in carriera capaci di gestire casa marito e figli come fossero un foglio excel, brave in cucina, sexy in camera da letto, toniche e sode, sia mai che non riesca ad andare in palestra ad allenarti, senza rughe, perchè le mamme giovani sono più fighe, affermate sul lavoro (proprio quel lavoro che quando resti incinta ti viene negato) e capaci di avere tempo, dopo tutto, per giocare con i bimbi, portarli a lezione di nuoto, judo, danza, musica… socializzare con le altre mamme, tornare a casa e fare dolcetti e torte da manuale. Perché altrimenti non sei una mamma come le altre.

Ora so di scatenare una polemica, perché lo so benissimo che ci sono anche le mamme super davvero, quelle capaci di prendersi cura di bimbi affetti da malattie gravi, portare avanti con uno stipendio famiglie numerose, lavorare di notte pur di dare un futuro ai propri pargoli e avere sempre una parola dolce e un sorriso per tutti…

E con le mie parole non voglio certo giustificare quelle che arrivano a un gesto estremo.

Ma oggi più che mai mi chiedo se quelle piccole vite si potevano salvare.

Se cogliendo negli occhi delle loro madri quel malessere sottile e aiutandole a venirne fuori, forse…  non saremmo qui a piangere l’ennesima morte di un bambino innocente ucciso dalla sua stessa madre.

 

 

 

 

 

 

 


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2 commenti


  • 2014-12-09 22:16:59

    Ale Birba scrive:

    Cara Francesca, quando ho aperto questo blog lo scopo era proprio quello: restituire alle mamme uno spazio dove poter continuare a essere donne, a coltivare quella parte più sbarazzina e leggera (birbe per intenderci!) che spesso si finisce per chiudere in un cassetto perché prese dai figli e dalla nuova vita. Un blog non servirà a salvare nessuno ma io ci provo ogni giorno a rendere le mie BirbaMamme più serene e a far diventare questo spazio un salotto accogliente dove venire a raccontarsi, chiacchierare, confidarsi e trovare la forza di andare avanti restando meravigliosamente imperfette! Grazie per la tua riflessione.

  • 2014-12-09 21:43:31

    Francesca scrive:

    Come si dice? Nessuno si vuole povero e malato ! Nessuna mamma vorrebbe mai una cosa del genere e quello che dici tu penso anch' io che sia giusto! Molto spesso la routine dettata dai ritmi dei bimbi ingoia, senza riguardo alcuno, noi mamme. Dobbiamo ritagliare egoisticamente e con tutte le forze un po` di tempo da dedicare a noi, a cio` che ci piace, perche` questo fa bene nn solo a noi, ma a tutta la famiglia! Anche in questo momento che ti scrivo sto esercitando questo diritto ...si` perche` anche noi mamme abbiamo dei diritti!!!

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