Utili&futili

È da giorni che non mi faccio viva, lo so. Eppure di cose da scrivere ne ho un’infinità. Tipo il post sui solari che se aspetto un’altro po’ diventerà quello sui regali di Natale.

Ma, avete presente quando qualsiasi segnale vi porta da un’altra parte? Ecco… quell’altra parte forse è un po’ intima e personale ma in questi giorni è venuta prepotentemente fuori e volevo condividerla con voi.
E capirete anche perché ho cambiato la copertina della pagina Facebook con il graffito di Bansky.

bansky

Ma, vi avviso, non è un post che fa ridere.

Tutto è nato da una chiacchierata in spiaggia con la vicina d’ombrellone. Si parlava di Salento, vacanze, Nord, Sud luoghi comuni, figli. Lei non ne aveva ma non la smetteva di fare i complimenti su Bambolotto che nel frattempo aveva circumnavigato la spiaggia. E così, all’improvviso, non so come ma abbiamo iniziato a parlare di lui, della gravidanza , di quando è nato e del suo primo periodo in Tin (Terapia Intensiva Neonatale).

Non ve ne ho mai parlato ma Bambolotto  dopo le 48 ore canoniche dalla dimissione dall’ospedale, tornato a fare il controllo d’ordinanza, è stato trattenuto e ricoverato d’urgenza in terapia neonatale: aveva l’ittero alle stelle.
Tipo che in reparto quando la pediatra mi ha detto:
«La mando al piano di sotto», ho pensato mi stesse condannando a morte.
E, quando sono arrivata al piano di sotto, in  Tin e mi sono sentita dire:
«Signora proviamo con la lampada ma se i valori non scendono occorrerà cambiargli tutto il sangue» ho capito che no, non era una condanna a morte,  stavo già morendo.
Bambolotto era uno scricciolo, pesava poco meno di 2800 kg e io in quel momento ho pianto tutte le mie lacrime. Il medico stava per ricoverare anche me.
Ma ve la faccio breve. Bambolotto da quel momento è rimasto in Terapia Intensiva per 14 giorni.
Prima l’ittero, poi un esantema di cui tuttora non conosciamo la causa, poi una febbre improvvisa. Il piccolino non si faceva mancare nulla, flebo, antibiotici per endovena, esami assurdi compresi.

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Sono stati 14 giorni di totale alienazione. Io e BirbaPapà vivevamo in reparto dalle 6.30 alle 2 di notte, uscendo solo per la cena in uno dei posti vicino alla clinica.
Io trascorrevo il mio tempo vicino all’incubatrice (prima), vicino alla sua culletta a vaschetta (poi).
E ogni tre ore andavo a tirarmi il latte nella sala “mungitura” insieme alle altre mamme.
In quella stanzetta anonima sono nate tante amicizie che coltivo ancora oggi e tante confessioni.
E in quei giorni sono cambiate tante cose.
Perché dopo il panico iniziale mi sono ripresa e ho capito che mio figlio sarebbe uscito da quell’inferno e invece c’erano bimbi che lì ci passavano tre quarti di vita, e forse non avrebbero mai visto una casa.

Tipo Aron. Il nostro vicino di culletta. Una specie di scimmietta piena di capelli. Lui era in ospedale da mesi. Era nato di appena 700 gr e quando lo abbiamo conosciuto, dopo 5 mesi, ne pesava quasi 2. Un successo. Ma non poteva nutrirsi normalmente per via di una disfunzione allo stomaco. Non piangeva. Emetteva rantolini. E mi faceva una pena infinita. La sua mamma veniva a trovarlo solo raramente. Era una ragazza sudamericana nemmeno maggiorenne, andava ancora a scuola, quindi le coccole arrivavano ad Aron solo quando c’era qualche infermiera di turno disponibile o quando qualche volontaria (sante volontarie dell’ABIO, l’associazione dedicata all’assistenza dei bambini in ospedale) passava di lì. Io non potevo toccarlo ma gli cantavo le ninne come a Bambolotto. Cantavo per tutti i bimbi che erano lì.

Cantavo vicino a Bambolotto ma alzavo la voce e le infermiere mi lasciavano fare senza sgridarmi.

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Non ricordo mai nomi e facce ma di Aron ricordo tutto. E oggi mi chiedo ogni tanto come stia, quella piccola scimmietta. Vi racconto tutto questo perché in quei giorni ho capito cosa provi il cuore di una mamma per un figlio, quale sia lo strazio nel vederlo soffrire, cosa non farebbe per sostituirsi a lui nelle torture.
E ho capito quanta forza abbiano proprio quelle mamme che combattono quotidianamente con i problemi di salute di questi esserini.
Bambolotto dopo quel periodo non ha mai avuto nemmeno un raffreddore, non teme nulla, è un bimbo vivace, sano, felice. E probabilmente nemmeno ricorderà mai nulla.
Ma io si.
Ed è per questo che oggi vi scrivo. Perché quando ero lì pensavo che da quell’incubo non mi sarei mai svegliata, mi sentivo piccola piccola e altre mamme, con problemi molto più grandi dei miei, mi sorridevano e incoraggiavano, e c’era sempre un medico o un’infermiera pronti a farti smettere di piangere.
Magari questo post servirà a chi, ora, si sente come me allora.

Oggi a mente fredda credo che tutta la mia rivoluzione sia iniziata lì dentro. Già lì, mentre mi mungevo e per distrarmi dal rumore di quello stantuffo malefico che mi aspirava le tette leggevo blog di mamme sul display del telefonino, probabilmente pensavo a BirbaMamme senza saperlo.

Poi è stato tutto un susseguirsi di segnali, più o meno felici che mi hanno condotto a voi.

Il mio amato capo che è sparito nel nulla e mi ha mollato a casa senza un perché appena il Bambolotto è nato, quelli che consideravo amici e che invece hanno volutamente interpretato i miei silenzi (15 giorni di non vita) come bisogno di star da sola col piccolo e mi hanno abbandonata, la voglia, invece, forte, di condividere emozioni, il supporto insperato di tante amiche, l’incontro con chi ha materialmente disegnato il blog…

E allora oggi che è un giorno qualsiasi, ma un giorno felice perché sono qui a raccontarvi tutto questo con accanto un Bambolotto sereno e sano, oggi devo dire un po’ di grazie alla vita e a qualcuno in particolare.

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In primis al BirbaPapà che da allora mi ha sempre sostenuto e supportato nonostante sia diventata mooolto più isterica, suscettibile e imprevedibile di quando ero solo una Birba (vi lascio solo immaginare).

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Al mio papà che ogni giorno apre il sito di BirbaMamme solo per farmi aumentare i clic e a BirbaNonna che ha addirittura trovato il tempo per farmi un quaderno di filastrocche che presto condividerò con voi.

Poi un grazie va alle mie amiche BirbaMamme che si sono unite al mio progetto folle.

E questa è l’occasione anche per dirvi chi sono.

A Marina. Con lei è iniziato tutto ridendo e scherzando su una brandina. Ah come sarebbe bello se l’estate prossima non dovessimo preoccuparci dei chili di troppo e della pancia, dicevamo. E l’unica soluzione che c’era venuta in mente, a parte le diete folli era quella di restare incinte. E così è stato. Abbiamo sbagliato un po’ i calcoli perché io l’anno scorso ad agosto la panza post parto ce ‘avevo ancora e lei pure visto che Francesca è nata un anno fa a luglio.
E a dire il vero la panza ce l’ho ancora ma senza il nostro diabolico progetto e la nostra amicizia e il sostegno di Marina oggi BirbaMamme forse non esisterebbe.
A Claudia, che nemmeno conosco dal vivo e che è una colonna portante di questo blog. Ci siamo scritte, ci siamo piaciute, ci siamo adorate. A lei un augurio speciale per la sua piccola Emilia che ha visto la luce qualche giorno fa.
A Ida e al suo spirito rivoluzionario, lei trova sempre il tempo di mandarmi post divertenti nonostante si divida tra Vicky, la sua vita di freelance, quella di moglie, quella di stilista (Baby Crowned, tenete a mente!)
A Valentina, la mia compagna di corso pre parto terrona: ci siamo ritrovate solo dopo il corso e non ci siamo mai più lasciate. Sarà tipico dei terroni snobbarsi e poi amarsi ma ora che è la mia mamma fai da te, chi la molla?
Ad AnnaPaola che non vedo da ventanni ma ha subito accettato il mio invito e mi scrive le sue ricette dal Minnesota.
A Viviana, la mia istruttrice di Pilates che si è rassegnata a non vedermi più frequentare i suoi corsi cerca di stimolarmi facendo la BirbaMamma Coach.
A Rossella la più fashion, quella che coi suoi consigli prova a renderci tutte più belle…

E poi alle mie amiche Valentina e Gaia che sin dall’inizio, pur non essendo mamme, mi hanno supportato e sopportato.

E a Simon. Lui, il nostro oroscopista è davvero una persona speciale. Ogni mese scrive sempre una frase, tra le righe, per darmi la forza di andare avanti.Non so se lo faccia consapevolmente o se i Pesci all’improvviso raccolgano tutti i favori degli astri ma io lo adoro!

Lo so, avevo già ringraziato tutti appena aperto questo blog ma un GRAZIE In più non ha mai fatto male a nessuno. E poi a voi che state leggendo in questo momento, che siete arrivati alla fine del post (quindi proprio mi amate).
Ai 500 e passa fan della pagina Facebook che sono stati meglio di un endovena di RedBull e che sono il motivo per cui non mollo e continuo a scrivere anche questi post fiume…
Non so dove ci porterà questa avventura, ma è meraviglioso poterla condividere con voi.
BirbaMammaAle Sentimental Mood


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