Nanna

Rooming in: prima di esultare  per il fatto che terrai il tuo piccolino in camera insieme a te sempre sempre sempre… ecco qualche consiglio spassionato di chi c’è  già passata.

Ho partorito alla Mangiagalli di Milano. Clinica storica ed efficientissima ma, un vero porto di mare. Basti pensare che vi partiroscono mediamente 5000 donne l’anno, quindi… la parola d’ordine è: rispedire mamme e bimbi quanto prima a casa. Il che vuol dire che, se fila tutto per il verso giusto, il terzo giorno post parto siete fuori.

«Che bello tornare subito a casa!» direte voi. Ma la verità è che quando partorirete, i giorni in ospedale saranno fondamentali per capire un mucchio di cose che nessuno vi dice prima e, soprattutto, per riposarvi senza sensi di colpa.

Ma andiamo con ordine.

In Mangiagalli, come in tante cliniche moderne, vige il principio del ROOMING IN, che non è una nuova mossa di poker. Ma la possibilità di tenere il fagotto acconto a sé h24, ossia dal momento in cui lo espelli finché, insieme, non lasciate l’ospedale.

Bellissimo!Penserete ancora entusiaste.

neonato

Si, lo è ma fino a un certo punto. Perché il nuovo arrivato vi terrà sveglie anche la notte e se i suoi primi vagiti vi sembreranno cori celestiali, dopo due notti insonni e provate dalle fatiche del parto, comincerete a pensare di aver generato una creatura diabolica. (Lo farete, lo farete, anche se èlacosapiùbelladelmondoloamotantissimo).

Quindi, quando le infermiere vi suggeriranno di lasciarlo almeno la notte al nido… fatelo!

Avete tutta la vita davanti per godervelo e se avete già passato in rassegna orecchie, forma del naso, numero delle dita di mani e piedi, profilo della boccuccia, etc etc, state tranquille che anche il rischio sostituzioni è scongiurato.Lo riconoscereste a occhi chiusi.

Avete deciso di tenerlo in camera anche di notte? Ok, siete coraggiose. Anche io l’ho fatto, lo ammetto. Ma, c’è un piccolo dettaglio. La creatura angelica nonostante voi non abbiate probabilmente ancora aperto i rubinetti della latteria urla perchè ha già fame, e non si sa come mai, ma anche senza mangiare fa pipì e popò regolarmente. Ergo, almeno ogni tre ore, va cambiato. Anche di notte. Anzi, per essere chiari la routine è: cambiarlo, svegliarlo, attaccarlo alla tetta e nutrirlo. E spesso ricambiarlo perchè mentre lo tenete simpaticamente modello sanguisuga al petto, lui riesce a fare già due cose contemporaneamente, da una parte ciuccia e dall’altra…bè, avete capito, no?

E no, non potete fare tutto questo in camera. Ma, alle tre, cinque, quattro , insomma quando è ora, dovete piazzarlo nel vostro bel carrellino da miniera, ancora doloranti e assonnate, e trascinarvi sino al nido per iniziare la vostra bella routine. Le ore che vi restano per riposarvi? Non preoccupatevi, le passerete a controllare che respiri mentre dorme.

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Passata la prima notte, quando ormai sarete stremate dalla stanchezza, uno stuolo di amici e parenti vorrà conoscere il frutto del vostro impegno. Il che vale anche per le altre mamme che a loro volta hanno parenti e amici festanti. Quindi, senza bisogno di essere un genio in matematica, fatevi due conti e provate a immaginare cosa significa avere il bimbo in camera nell’orario delle visite. Corridoi pieni di parenti festanti, porte aperte, nonne, zie, amiche pronte a baciare, toccare le manine sante, “posso prenderlo” , ti ho portato un fiore, sono venuta in metro.

La traduzione? Batteri e microbi addosso al vostro minuscolo e indifeso esserino che, potrebbe invece starsene bello protetto dietro al vetro del nido.

Morale: se siete batteriofobiche come me, fate strategicamente coincidere l’orario visite con quello della poppata che, pudicamente, volete fare al nido «perché lì ci sono le ostetriche che mi aiutano» e poi esponete “la creatura” modello gioiello sotto vetro. Sempre meglio che dire a tutti: non baciarlo,non toccarlo, non avvicinatevi, non respirate, non non non etc etc.

Conclusioni: il rooming in vi permetterà di vivere sin dal primo istante ogni singolo battito di ciglia di vostro figlio ed è secondo me una santissima cosa ma, se potete, ogni tanto, smollatelo al nido. Così avrete il tempo di riposare e di godervelo di più. E anche la produzione lattea se ne avvantaggerà.

Non vi ho convinte? N.B. Dopo nemmeno 48 ore sarete a casa e lì non ci sarà né una nursery né infermiere pronte ad aiutarvi e sostituirvi. Nè di giorno né di notte.

Fate il vostro gioco.

 


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