Utili&futili

Visto che il sito, prima di tutto è un blog (e che quindi ogni tanto ci sta che vi racconti un po’ di fattacci miei) non ho resistito perché oggi, una mia amica terrona che vive a Milano, sapendo che ero al mare col piccolo, mi ha telefonato dicendomi…

“Eh, beata te che sei in vacanza!”.

Vacanzaaaaaaaa?

Allora le ho risposto di getto con il racconto della mia giornata tipo e ve lo riposto qui. .

Cara Vale,

oggi mi sono fatta forza e ho detto: “Basta! Andiamo “alla sabbia”

Piccola precisazione: convincere i nonni che, qui, dove hanno casa e da sempre fanno il bagno, il mare -scogliera alta- non è adatto per un unenne gattonante, ho dovuto piangere in turco.

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Ho preso la mia macchina (colore nero= effetto microonde da giugno ad agosto) e mi sono fatta 20 km per andare in spiaggia, io, il Bambolotto, 13 kg di giocattoli, la borsa del mare, quella di terra, asciugamani, pappe, acque, solari per ogni tipo di raggio, pure per quelli della bicicletta…insomma non mancava niente. O almeno così pensavo.

Arrivo, parcheggio nella terra rossa, “esco” il passeggino da un milione di euro, esco il bambino e mi faccio altri trecento metri carica di tutta sta roba nella passerella di brecciolina dentro alla macchia mediterranea per arrivare in spiaggia. Non ti dico come è agile muoversi col passeggino da un milione di euro su brecciolina e sabbia. A ogni giro di rotelline pensavo ai soldi buttati ….vacanza-racconti-3

Vabbè. Arrivo al gazebo, gli dico che avevo prenotato per saltare la fila di turisti, e fare quella che ne sa:

“Io ho  prenotato stamattina”

E la signorina educata mi risponde:

“Certo signora, ombrellone 47. Sono 15 euro”.

Oddio, il portafoglio?????

A  casa sul tavolo insieme alla merenda, alla mia acqua e al panino che avevo comprato per Bambolotto.

Panico. Mi abbronzo istantaneamente che manco un pellerossa e gli dico commossa:

“Se vuole posso lasciarle un documento e domani magari vengo a saldare?”

Intanto tutta la fila mi guardava a metà tra la risata e lo sdegno. E vedevo nuvolette tipo “ce sta a provà!”

E poi mi sovviene “Quale c… di documento gli do che sono tutti nel portafoglio (patente compresa, ndr) ???”

Un tizio in fila mi guarda compassionevole e mi dice:

“Io ti conosco, se vuoi pago io e poi me li dai”.

 L’effetto cacchetta umana si è amplificato all’istante.

 Comunque quelli del lido mi fanno la carità e mi danno il lettino.

Vado in spiaggia. Ora solare 11.15.

Dalle 11.15 alle 17.15 il Bambolotto  non si è fermato un nano secondo: ha perlustrato  la spiaggia gattonando in lungo e in largo almeno 50 volte. Trasportato sabbia col suo camion che poteva aprire una cava di tufi, sfasciato i 30 castelli che io mi ostinavo a costruire, riempito di sabbia ogni formina sino allo sfinimento.

Il mio, sfinimento, è arrivato alle 17 quando, esausta, ho pensato “mors tua vita mea”. O ti fermi o schiatto. E l’ho messo di peso in macchina ricaricandomi tutto quello di cui sopra più 4 costumi e un telo completamente zuppi d’acqua. Per la serie, no limits.

vacanza racconti 2

In tutto ciò, ovviamente a pranzo mi ha schifato la pastina per la preparazione della quale avevo perso un’ora sulla tabella di marcia.

In più, avendo lasciato tutto il resto della pappa sul tavolo non avevo un bel piffero da dargli per sfamarlo.

Le urla strazianti del piccolo africano malnutrito ed emaciato (cioè quel panzerotto di mio figlio) ovviamente hanno richiamato l’attenzione di tutti gli ombrelloni verso la mamma snaturata. Soprattutto quelli di altre tre tizie, mamme anch’esse, genere “avrei voluto fare la top model ma mi tocca fare la mamma annoiata” dotate di bambini alimentati ad Algida e San Carlo e sorvegliati da tre tate una inglese, una filippina e una indiana.  Le uniche tre che mi guardavano commiserandomi. Ero sempre più abbronzata.

Comunque ho racimolato degli spiccioli che avevo sparpagliati nella borsa (4 euro buttati lì, e poi mi chiedo dove li spendo!)  e ho acquistato un tramezzino l’unico cibo a quel prezzo che mi sembrava potesse andar bene. La cosa bella è che , non solo gli ha dato solo tre morsetti e poi non l’ha più voluto ma che io, pur morendo di fame, non potevo mangiarlo per la celiachia.

Quindi sei ore sotto il sole (e il vento:mica a caso Salento sule mare e ientu!) morta di fame e di sete….

Il Bambolotto, giusto lui, si è fatto tre bagni, quattro cambi d’abito, ehm, costume e una bella cacata appena gli ho rimesso il panno pulito.

Io sono rosso porpora ovunque, non solo in faccia per la figuraccia, e al solo pensiero che domani mi devo rifare la stessa bella giornatina per saldare il debito  vorrei  soggiornare in Alaska.

No, così, per dire… vacanza.


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