Utili&futili

Prima serata del Sessantacinquesimo Festival della Canzone Italiana.
E io, per la prima volta da che ne ho memoria, ho deciso di seguirla dall’inizio alla fine.

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Vabbè non proprio ininterrottamente ma, ho cercato, di fare i compiti per benino.

Perché, a dire la verità a me di Sanremo non è mai fregato molto ma mi piace il gossip che ci sta intorno, il commentare con le amiche gli abiti e le vallette, il palco, il presentatore….ah, già, anche le canzoni. Quest’anno avevo promesso a un gruppo Facebook di cui faccio parte, le Socialgnock (evitate l’ironia) di essere una cinguettatrice attiva, o tweeter che dir si voglia, cioè commentare live tutto quello che accadeva sul palco tramite Twitter, quindi “dovevo” seguirlo.
Che poi è un po’ come scambiarsi le opinioni con le amiche, solo che io ero da sola a casa sul divano e chiacchieravo virtualmente nell’etere mentre il Ribelle spingeva su e giù per casa il suo (rumoroso) camion.

Questo post è una specie di bigino di ciò che ho visto ieri.
Ma, io ve lo dico, non è per niente tenero.
Quindi se non vi piacciono le critiche, stoppatevi qui.

Del resto mi chiamano La Birba, mica La Dolce.

E partiamo con le cattiverie. O forse no.

Carlo Conti. A me non piace. Non è colpa sua. A pelle non mi sta simpatico. Sarà perché sono una beauty editor e secondo me sbaglia sempre colore di fondotinta? Mah! Però lui lo salvo. Alla fine, ha fatto il suo dovere. Il bravo presentatore che sta nei tempi e cerca di seguire il copione. Senza infamia e senza lode.

Le vallette. Da che esiste Sanremo le hanno provate tutte. Le vallette più disparate: quelle simpatiche alla Littizzetto, quelle fighe come Belèn, quelle nazionalpopolari come la Ferilli, etc.
Ma l’idea di base, secondo me, dovrebbe essere portare un tocco di femminilità, o nel caso della Littizzetto, almeno di simpatia, sul palco.
E quindi la domanda sorge spontanea:  Emma e Arisa (ma anche Rocio) cosa mi rappresentano?
Tre donne la cui femminilità, sommata, è pari a quella di un camallo (ndr. camallo  termine usato  per indicare gli scaricatori delle navi nel porto di Genova).

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Emma poverina, nonostante mi sia simpatica quanto meno per le sue origini terrone, di femminile ha giusto il nome.
Arisa, per gli amici Pippa ha una voce e un modo di fare che non abbinerei nemmeno a Peppa (sì, la vocale è giusta) Pig.
E poi la bellissima (si, davvero?) Rocío Muñoz Morales, simpatica come un palo di lapdance infilato giusto lì.

From left to right Rocio Munoz Morales, Emma, Carlo Conti ed Arisa on the stage during the Sanremo Italian Song Festival, at the Ariston theater, in Sanremo, Italy, 10 February 2015. The 65th Festival della Canzone Italiana runs from 10 to 14 February. ANSA/ CLAUDIO ONORATI

Foto ANSA/ CLAUDIO ONORATI

Ma scegliere tre modelle ucraine mute, non sarebbe stato meglio?
Che poi fate pure cantare Emma e Arisa che sono come Nutella e Patatine Fritte. Ottime, certo. Ma non insieme.

Colore. quest’anno hanno scelto il rosso. A Sanremo devono aver utilizzato la stoffa delle quinte dell’Ariston per confezionare in serie un po’ di abiti vari, da quello col fiocchettone e le tette mosse di Arisa, al prendisole di Malika Ayane, al modello chupcake di Rocio. Sarà che il 14 è san Valentino? Il rosso è bello, per carità, ma esistono altre mille sfumature della qualsiasi, giusto per citare l’incitabile.
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E veniamo alle canzoni. Perché di quello questa simpatica kermesse si occupa no?

Tralasciando che alcuni cantanti in gara erano per me degli sconosciuti (la vecchiaia eh eh) tipo Dear jack, Musli ( o Nesli?), Annalisa… io ho apprezzato Malika Ayane, mi sono perso Platinette perché il Ribelle mi reclamava superando con la sua voce il volume della tv, e mi è piaciuto molto il vestito di Chiara al quale sinceramente avrei abbinato un’altra nuance di capelli.
Però secondo me dovrebbe vincere Tiziano Ferro.
Ah, no. Non era in gara.
Però è l’unico che ha fatto un’esibizione da Sanremo. Vestito, pettinato e con la voce giusta. Che però ha fatto outing quindi non ti viene da buttarti sul palco, sennò…

Tiziano Ferro sul palco del teatro Ariston durante la prima serata del Festival di Sanremo, 10 febbraio 2015.     ANSA/CLAUDIO ONORATI

Tiziano Ferro sul palco del teatro Ariston durante la prima serata del Festival di Sanremo, 10 febbraio 2015. ANSA/CLAUDIO ONORATI

 

Gli ospiti. Mentre si esibivano i cantanti ci sono stati vari siparietti. Da Croce Rossa. E non nel senso stretto del termine, visto che uno degli ospiti era il miracolato medico uscito indenne dall’ebola, ma nel senso che commentarli sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.
Bang! Bang! Bang!

Dal povero Siani col capello unto, crocifisso per aver voluto fare il simpatico e aver tacciato di obesità un minore (giusto per quello ci si può ricordare il suo intervento perché le battute erano peggio di un gatto attaccato ai maroni, come si dice in Emilia),
ai finti giornalisti comici in platea con  battute al Napalm,
al sosia di Michael Bublè (ma chi era poi???)
alla famiglia miracolata dallo Spirito Santo che a quanto pare è davvero il padre di quei 16 figli. La prova schiacciante? Il suddetto Spirito,  è miope e per non sbagliare punta sempre sullo stesso obiettivo, la povera madre fattrice che ha avuto 16 gravidanze, e 16 parti (Ohmiodiononriesconemmenoapensarci).
Avete notato che su 16 figli, la metà erano occhiali muniti? Deve essere per forza stato lo Spirito Santo. Non v’è dubbio.
Ah, poi c’è stato il momento revival, quello col massimo picco di share. Al Bano e Romina di nuovo insieme a cantare “Felicità”. A dire il vero per un attimo ho pensato che si fossero scambiati la tinta visto il nero corvino di Al Bano e il biondo cenere della Power, ma questo fa sempre parte della mia deviazione professionale.

Albano e Romina Power sul palco del Teatro Ariston durante la prima serata del Festival di Sanremo, 10 febbraio 2015. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Albano e Romina Power sul palco del Teatro Ariston durante la prima serata del Festival di Sanremo, 10 febbraio 2015.
ANSA/CLAUDIO ONORATI

Dicevamo, hanno cantato “Felicità”.  Giusto cantato perché io avrei voluto le nuvolette coi pensierini modello fumetti per leggere le ignominie odiose che quei due si lanciavano e che si leggevano negli occhi.
Manco il bacio di Giuda, su richiesta esplicita, sono riusciti a darsi.
E poi, daaai, non puoi cantare Felicità senza crederci. La canticchiavamo noi da casa con più entusiasmo.

E poi niente. A un certo punto mi hanno bloccato l’account Twitter (pare sia successo a qualche milione di utenti) e l’ho preso come un segnale. Ho cominciato a fare zapping e ho scoperto che su Italia1 davano Arrow. Con quel gran figo di Oliver Queen (alias Stephen Amell) e… “Felicità” ho iniziato a cantarla con più enfasi che mai appena lo hanno inquadrato a torso nudo.

stephen amell 3

Ah, stasera c’è il Segreto in prima serata su Canale5. E anche altri 10 big e le nuove proposte a Sanremo. Così, per dire.

 

 

 

 

 


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