Utili&futili

Ci sono momenti in cui il tuo #noncelapossofare non è un  ashtag per sorridere ma l’epitaffio sulla tua faccia appena ti svegli.

Quei momenti in cui l’amore, la poesia, la volontà e la forza sono concetti astratti per poesie da sussidiario o libri di Federico Moccia.
Perché tu a malapena credi di avere sangue che fluisce nelle vene, figuriamoci avere forza.

Rune T

Ci sono momenti in cui ti svegli. Cioè, sarebbe meglio dire apri gli occhi ma stai ancora dormendo perché hai un credito di sonno direttamente proporzionale ai grafici di crescita di tuo figlio.

Ci sono momenti in cui attorno agli occhi ti accorgi di avere dei canyon, non delle occhiaie.
E guardandoti meglio hai anche dei crepacci tra la tempia e la coda dell’occhio e i tuoi capelli somigliano a dei cespugli vaganti del deserto.

Ci sono quei momenti.

Quei momenti in cui una parte piccola piccola di te vorrebbe fare rewind.
Ma non puoi ammetterlo. Nemmeno con te stessa.

Che madre insulsa saresti?

Però in quei momenti ti chiedi: «Ma chi me lo ha fatto fare?»

E ci aggiungi il carico da novanta delle tue insicurezze che ti bollano addosso un: “non sarai mai all’altezza”.

In quei momenti tu sei lì, appesa.
Perché non puoi dirlo. Nemmeno alla tua migliore amica , quella che ami alla follia e che c’è sempre perché forse anche lei ti direbbe: «Non sai che fortunata che sei!».

Non puoi dirlo a tua madre.

Al tuo compagno.

Nemmeno a te stessa.

Di solito accade di sera, dopo una giornata in cui tuo figlio ha sfoderato il meglio di sé nell’interpretazione dell’isterico paranoico.

Ti si è attaccato addosso come velcro nonostante i 40 gradi all’ombra, ti ha rovesciato sul vestito l’intero pranzo preparato che manco a Masterchef, ha rincorso il cane, il camioncino dei pompieri, la brumma rossa, la nonna, il vicino, ancora il povero cane, un gatto di passaggio…, ha cagato che sembrava il Vesuvio su Pompei, e si è addormentato solo dopo aver provato a infrangere con le urla il muro del suono e  tu gli hai letto 96 volumi dell’Enciclopedia Utet che tuo padre teneva in studio.

Di sera, quando lui finalmente ronfa, tu sei uno zombie e nella testa si materializzano piccole riflessioni.
Sei sola con l’ombra esausta di te stessa e in quel momento pensi per un piccolo, brevissimo istante:
«Cazzo, era meglio quando ero single!».

Poi lo senti fare un mugugno, impercettibile. E torni alla realtà.
Raccogli l’ultimo sprazzo di energia, ti lavi quel che resta della faccia e vai a letto.
Accanto al suo.
E per un attimo trattieni il fiato per ascoltare il suo respiro. Che è l’uica cosa che ti dà la forza di andare avanti, nonostante tutto.

E ti senti in colpa per aver anche solo pensato quello che hai pensato.


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3 commenti


  • 2015-07-15 22:52:09

    socialyMOMY scrive:

    E sempre in quei momenti pensi.. ma mia nonna come ha fatto con ben sette (7) figli...? Per quanto i tempi erano diversi.. pur sempre sette erano! E va beh... ma andiamo avanti.. e ti dico che... Ogni donna secondo me ha dei limiti.. e spesso bisogna cercare di ascoltare di più NOI STESSE... e non bisogna aver paura DI CHIEDERE AIUTO! un bacio nuova amica mia...

  • 2015-07-15 15:19:02

    Elise - thesparklingmommy scrive:

    Un abbraccio amica mia!!!!! Concordo con Sabina, ci siamo passate tutte.... io ultimamente (sarà la gravidanza) ma ho l'umore borderline... vado a picchi... su e giù! Ma n on siamo robot :) bacioni

  • 2015-07-15 13:04:30

    theSwingingMom scrive:

    posso solo dirti...ci siamo passate tutte, TUTTE. A meno che al posto di un figlio non si sia sfornato un cicciobello. E scommetto che a quelle che hanno cicciobello al posto di un bambino normale, si digievolverà in un adolescente faccia da sberle. almeno lo spero, se esiste una giustizia, ecco...intanto si sopravvive :*

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