Utili&futili

Stanotte sono rimasta sveglia sino alle 4.

Sono al mare, non ho la tv.

Ero in silenzio, con le cuffie alle orecchie e la diretta streaming di un tg sul telefonino.

Giacomo dormiva nel suo lettino. Giacomo, perché chiamarlo oggi #ilRibelle mi sembra pregiudicante.

Ho atteso che parlasse Francoise Hollande, il presidente francese.

Ho sperato sino alla fine che quello che sentivo e vedevo fosse solo il gesto di un esaltato e non un atto di terrorismo. Troppe domande mi ronzavano in testa e troppe poche spiegazioni.

Nel frattempo sui social circolavano video e foto di corpi massacrati come fossero pupazzi, nessuno si è fatto scrupolo di pubblicarli.

Ho preso Giacomo e l’ho portato nel mio letto.

Non riuscivo a prendere sonno ma complice l’effetto dell’antibiotico che ho preso per la febbre, alle 5 devo essere caduta in catalessi.
Alle 7 mi sono svegliata urlando “Mamma!”

Avevo appena avuto un incubo.

Non mi è mai successo prima.

Ricordo tutto del sogno ed era collegato a Nizza. Non starò qui a raccontarvelo.

Ma voglio dirvi della sensazione che mi è rimasta addosso. Della paura. Di quel terrore che non vorrei mai provasse mio figlio.

Leggo le notizie stamane e apro i social.

La vita di tanti scorre tranquilla.
Ci sono le foto delle vacanze, di piatti prelibati, di cose belle.

Qualcun altro scrive post deliranti su come l’Europa debba difendersi.

Qualcuno tace.

C’è chi condivide quella foto di un corpo coperto con accanto una bambola. Probabilmente di un bambino o bambina.

Mi sembra tanto una foto orchestrata ad effetto, lo ammetto. Eppure mi tornano in mente le immagini di un altro corpo, quello di Aylan, quel bimbo morto su una spiaggia turca, qualche mese fa, al quale neanche il pudore di un lenzuolo fu concesso.
Ve lo ricordate? C’è forse qualche differenza se non nello sfondo?

Per me no.
Mi meraviglio che la maggior parte delle colleghe  blogger continuino a parlare di frivolezze.
Come se la tragedia appena consumatasi in Francia non ci riguardasse.

Io ho deciso di scrivere queste righe perché vorrei qualcuno mi aiutasse a capire cosa sta succedendo.

Perché con voi condivido anche i momenti no e non solo le cazzate.

Mi sono appena ripresa dallo choc dei treni scontratisi nella mia terra e ora questo.

Nizza. A due passi da Milano. Su quella promenade ci sono stata con la mia migliore amica che oggi non c’è più, meno di due anni fa. Non lo dimenticherò mai.
Era festa ieri a Nizza, che è come dire per un barese, andiamo a vedere i fuochi sul lungomare di Leuca. Tanta è la distanza da Milano.

Nizza per me non è Francia. Nizza è dietro l’angolo.

Potevamo esserci noi su quel lungomare. O sul lungomare di qualsiasi altro posto nel mondo.

Ma qui non è più questione di distanze nè di città.

Qui si parla di dolore che colpisce innocenti ovunque essi siano.

Photo by pixabay

Photo by pixabay

E la cosa che mi spaventa è che l’ignoranza continua a mietere più vittime della strage.

Siamo in guerra.

La gente muore e noi continuiamo a fare tutte le nostre cose come se niente fosse.

Quei corpi di bambini, stesi sull’asfalto del lungomare in nulla dovrebbero differenziarsi da quelli ritrovati sui litorali, vittime di esodi mancati, di tentativi mal riusciti di metterli in salvo.

Sono tutti nostri figli.

Ho paura oggi. Non riesco a capacitarmi di ciò che vedo e sento.

E l’immobilismo delle coscienze mi terrorizza.

Siamo tutti birilli. Anche quel pazzo fanatico che guidava il camion. Siamo nelle mani del potere politico che decide solo in che parte del mondo eliminare un po’ di gente.

Che sia su un barcone, su un lungomare, in un ristorante o in una città mediorentale. Che sia su un treno o un aereo.

E noi continuiamo a fare le nostre cose.

Oggi leggevo frasi ad effetto: c’è bisogno di più amore, c’è bisogno di pregare….

Credo invece ci sia bisogno di agire. Di mettere in moto il cervello e la coscienza, di capire che siamo noi stessi, ognuno di noi a dover fare la differenza e non aspettare che la faccia il potere: tocca a noi cambiare quel potere che non ci rappresenta ma strumentalizza.

L’amore non basta. 

Le preghiere? A quale dio? La religione è ciò che probabilmente sta fomentando tutto questo.

Ora c’è bisogno di agire, e capire che non centra in quale parte del mondo tu sia, ma come decidi di comportarti con gli altri esseri umani, siano gialli, neri o bianchi. Siamo tutti fratelli.


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4 commenti


  • 2016-07-19 13:20:19

    Ale Birba scrive:

    E di che Giovanna? Sono solo riflessioni purtroppo, io non so che fare davvero...

  • 2016-07-19 13:19:36

    Ale Birba scrive:

    HAi ragione Elisa, purtroppo uno dei mali del secolo è l'ignoranza, che in tutte le culture porta a interpretazioni distorte e a conseguenze nefaste. Siamo tutti responsabili è questo ciò che in molti fanno fatica a capire. Non basta girare il volto dall'altra parte "tanto a me non succederà"... Un abbraccio

  • 2016-07-17 19:07:57

    Elisa scrive:

    D'accordo su tutto quello che scrivi. Ma non sul fatto che è la religione che starebbe fomentando questa follia: non è la religione, ma l'estremismo di alcuni che porta a leggere il Corano in maniera distorta, come successe per i Vangeli al tempo delle Crociate. E sì, c'è bisogno di amore e di preghiere e di azioni. Grazie di avermi fatto riflettere su cosa posso e devo fare anch'io.

  • 2016-07-15 12:29:53

    giovanna scrive:

    Grazie

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