Utili&futili

Il Natale a casa mia inizia più o meno ad agosto quando, la sorella maggiore di mia madre, comincia a pensare ai segnaposto per la tavola del 25. Non sto scherzando.
La mente diabolica di mia zia Pina, mentre tutti siamo intenti a prendere il sole pensa a cappellini da elfi, cuffiette ricamate, bavagli con tanto di foto segnaletica (solo per citare alcune delle sue idee) per ognuno.
L’ispettore Gadget al confronto era un dilettante.
E il bello è che qualsiasi cosa lei decida, noi, tutti, dalla bisnonna all’ultima arrivata la indossiamo e partecipiamo alla foto di rito.

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A dire il vero non so quest’anno se il grandangolo della macchina fotografica basterà a inquadrarci tutti o mio cugino noleggerà un drone per la foto dall’alto.

Mio cugino è un elfo travestito da figlio della zia. Lui si muove nell’ombra e realizza quanto zia Pina progetta. Non a caso è un ingegnere. Così alla fine non si sa come ma riusciamo a entrare tutti nella stessa stanza anche se ogni anno aumentiamo di numero.

Ci stiamo spaventosamente moltiplicando alla faccia della crisi. Per la precisione siamo 19 adulti, 6 bambini, 2 bisnonni, 2 cani e tre gatti. L’età oscilla dai 3 mesi ai 92 anni. Cani e gatti fanno parte della famiglia e, in quanto membri effettivi, hanno anche loro diritto ai regali e al pranzo di Natale o di ciò che ne resta. Il doggy/cat bag è di default.

Funziona così. A ottobre zia Pina manda un messaggio minatorio a ogni membro della famiglia per invitarci al pranzo di Natale. Pura formalità, ovvio. Nessuno di noi si sognerebbe mai di rinunciarci.

Uno dei cugini una volta ci ha provato. E’ andato a fare il pranzo dai parenti della moglie. Alle tre era già di ritorno con tutta la family, con la scusa del caffè.

Dunque, dicevamo. Una volta risposto all’appello non si può più tornare indietro e bisogna stare alle “regole”. Le regole sono: ognuno deve comprare un regalo per tutti i membri della famiglia. Non cose esorbitanti sia chiaro ma…”pensierini”.

Già. Provate voi a studiare 27 pensierini oltre a quelli per il Ribelle, quelli per la mia famiglia, quelli per i suoceri, quelli per mamma papà e fratello, il tutto con pensieri veri in affollamento e il lavoro latitante.

Tranquilli, sono sopravvissuta. Il mio conto però ha scelto il colore principe del Natale. Ma spero di rifarmi con le mance del nonno (ahahaha!).

Poi ci si presenta all’orario indicato a casa della zia (l’indicazione è data solitamente da un ulteriore sms dal tono perentorio). Mai prima.
Che non vi venga in mente, che ne so, di passare a salutare la sera della vigilia. La casa è rigorosamente blindata. Mio zio, mio cugino e il cane vigilano gli ingressi affinchè nessuno possa scoprire come sarà allestita la tavola del Natale. E quindi immaginate la suspence.

Del resto la famosa zia se ad agosto pensa agli allestimenti, non oltre settembre è già pronta a studiare il menù e i divertissement da tavola. Potrebbe tranquillamente fare l’autrice per l’intera stagione di Masterchef con il suo menù di Natale.

Il menù.
Di solito viene esposto come al ristorante. Non ci sta in un foglio A4 e nemmeno A3 per cui l’elfo, mio cugino, ha comprato una di quelle bacheche che di solito vedi fuori dalle trattorie con scritto col gessetto il menù del giorno.

Solo leggere le portate basterebbe a saziare metà della popolazione africana.

Avete presente quando fanno i programmi in tv e vi raccontano i dolci della tradizione pugliese, i piatti tipici, etc etc. Mia zia non ama, evidentemente, gli show a puntate perciò il 25 prepara tutto: dolci della tradizione (antica, presente e futura), piatti tipici ma anche tipici con variante creativa, tipici con farine alternative, tipici del basso Salento, tipici di quel paesino, piatti con innovazioni creative italiane, turche, marocchine, australiane, della zona Nord, Sud, Ovest …e poi ci aggiunge, tra una portata e l’altra, l’ultimo cartoon della Disney, giusto per tenere occupati i bimbi e avere il tempo di sparecchiare. Quest’anno almeno una cosa la so: Frozen e i Pinguini me li posso vedere tra i sette primi e la grigliata di agnello.

Quando si arriva, nella bolgia, c’è tutto un rituale. A consegnare i regali sono le donne della famiglia in ordine di anzianità. Quindi per prima la zia Pina, poi le sue quattro sorelle e poi noi nipoti. Fino a qualche anno fa c’è stato anche qualche tentativo di cosplay con zie e nonna vestite prima da Babbe Natale ma peggio, anche da renne.

Tra i vari scartamenti ci sono gli “antipasti” finger food. Cioè da prendere al volo tra un regalo e un grazie. Tipo quelle 25 portate, giusto per non sbagliarsi coi numeri dell’avvento.

Vabbè, quando ci si siede a tavola la panza è già al 5 mese. Uomini compresi. E si è solo agli antipasti.

Di solito per le 18 si arriva al caffè. O si ammazza, ehm, scherzavo, volevo dire si arriva all’ammazza caffè.

Ecco questo è più o meno un riassunto di ciò che mi aspetta domani. Giuro che vi posto le foto. Così, per solidarietà potrete mandarmi a turno una bustina di Alkaseltzer e vi sarà chiaro perché non rispondo ai messaggi di auguri: il sangue si ferma tutto lì, sullo stomaco per aiutarlo a digerire e non affluisce prontamente al cervello per ordinarmi di digitare anche solo due paroline tipo…

Buon Natale!

Ah, per l’anno prossimo il ristorante “Da zia Pina” non è ancora full. Si accettano prenotazioni.


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