Utili&futili

No. Avevo deciso di non pensarci e far finta di nulla. In fondo non sarà mica un dramma se quest’anno in Puglia per Pasqua non ci torno. No. No?

E intanto cercavo di non guardare in giro uova colombe e addobbi vari.

Poi stamattina arriva lui.

A sorpresa.

Peeeeee. Il citofono. E la portinaia che mi dice di scendere.

Ed eccolo, preciso e bello come non mai. Con tanto di fiocco (di spago).

Riconosco quella calligrafia.

Un pacco.

“Il pacco”.

Quello che mia madre ha pensato, riempito e spedito per non farmi sentire sola.

E se siete terroni fuori sede come me potete capire cosa significhi ricevere “quel pacco”.

Il pacco per i meridionali è un rito. Sacro.

Che cambia a seconda delle stagioni ma che ha un unico scopo: annullare le distanze.

Non sono solo cibarie succulente. È amore allo stato puro confezionato in vasetti, vassoi, contenitori vari appositamente sigillati. Che li apri e …pof! Ti esplode il cuore.

Mia mamma mi ha preparato un pacco per farmi sentire il sapore della Pasqua pugliese anche se sono a Milano e non ho nemmeno un rametto di pesco finto in giro per casa.
Lo ha fatto per il nipotino, ha detto. Quello che la chiama “nonna Mii”. Ma non è importante la scusa che si è inventata.

pacco pasqua
Dentro ci ha messo di tutto. E anche l’uovo.
A dire il vero, le uova. Quelle classiche, della Kinder, per il Ribelle.
Una gigante, comprata dal nonno. Quelle piccoline comprate dallo zio, una comprata dalla zia…e poi lui.
L’uovo con la “U” maiuscola. Quello creato e confezionato a mano da mia mamma per il suo principe ereditario, mio figlio, sempre lui, il Ribelle.

uovo di pasqua

Nel pacco ha messo la “pupa” e la “cuddhura”, dei particolari biscotti tipici del Sud Italia che si preparano durante la Settimana Santa con all’interno un uovo sodo. Giusto per non dimenticare le tradizioni.

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E una crostata per il BirbaPapà fatta con la marmellata, quella buona, con la frutta del mio giardino.
I dolcetti di mandorle per i nonni di Milano. Le crostatine gluten free per me. Un pensiero per la vicina anziana…

C’è qualcosa per ognuno.

pacco pasqua
Riuscite a immaginare cosa significa ricevere questo pacco?

Pensate a ore e ore di preparazione di sughi, pizze, crostate e dolcetti. Un’intera famiglia che per almeno una settimana fa qualcosa per l’obiettivo finale.
La mamma cucina. Di tutto.
Poi c’è il papà che sigilla i vasetti (a dire il vero mio padre è anche l’addetto al confezionamento delle polpette che vanno nel sugo: tutte rigorosamente dello stesso calibro, sennò nei vasetti non entrano).

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Poi è sempre la mamma che sistema con ordine certosino ogni pacchetto nel pacco. Che non ci siano spazi vuoti sennò è un disastro.

Mio fratello chiude tutto con in nastro adesivo, quello marrone, ed è l’addetto al trasporto.

Il pacco è una sorta di abbraccio virtuale. E il cibo è per le mamme meridionali come un cordone ombelicale mai tagliato. Continuare a nutrire anche a distanza è una missione. Non sia mai il proprio bambino (vale anche se si hanno 40 anni) perda un etto o sembri smunto.
Il pane fresco, le verdure dell’orto, i legumi cucinati “alla pignata”, le frise e le orecchiette. Sono tutte  cose che appena le apri sanno di casa. Di sole e di fatica. E trasudano amore.

Il tutto avvolto in km di spago e carta di giornale (o nella migliore delle ipotesi carta “a pallini” così non si rompe nulla).

Che le mamme meridionali potrebbero competere con Traco e Tnt in velocità di confezionamento e sicurezza delle merci.

E  non sia mai che si perda uno di questi pacchi. Altro che assicurazione ci vuole. Il valore è inestimabile. Se lo aspetti e non arriva può essere un trauma vero.

E poi ogni mamma ci aggiunge il suo. Tipo che stavolta la mia ci ha messo anche il rametto di ulivo benedetto. Che io mi ero pure dimenticata della Domenica delle Palme.

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E non manca mai, in fondo in fondo, ben nascosta, magari tra una “pitta di patate” e due “pittole”, una bustina piccola piccola. Per comprarti qualcosa.

Quando ero all’università l’arrivo dei pacchi era come un invito aperto per chiunque. Bastava una telefonata (gli sms ancora non esistevano): “E’ arrivato il pacco”. E gli amici si fiondavano a casa. A turno, una volta al mese, si aspettavano i pacchi. Condividere era come essere a casa, tutti insieme. E in quelle settimane si faceva festa manco fosse Natale.

Ma oggi qui per me è Pasqua. Anche se Pasqua è domani. Una Pasqua speciale. Lontana ma vicina. Perché l’amore va oltre.
Ps. Se siete da ste parti, citofonate pure! 🙂


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