Coach

Da dove iniziare? Forse dalla cronaca. Perché io non riesco a capacitarmi delle notizie che ho ascoltato in questi giorni. Come la morte della neonata siciliana  a poche ore dalla nascita perché nessun ospedale aveva posti di terapia intensiva dove accoglierla. Non riesco a farmi una ragione che nel 2015 mandiamo la gente nello spazio, usiamo la tecnologia per costruire robot umanoidi e non siamo attrezzati per un’emergenza che poi (pare la bambina sia morta per del liquido nei polmoni) è una circostanza che accade spessissimo nei neonati e quindi prevedibile.

Questa notizia ha riaperto in me una vecchia ferita. Quarantanni fa è successo un episodio simile anche nella mia famiglia. Stesso iter, clinica a pagamento, bambina in sofferenza e richiesta di accoglimento in un ospedale attrezzato. Stessa conclusione con neonata deceduta durante il trasporto. Mio padre decise di non denunciare.

Io ho scoperto tutto questo che ero relativamente grande, avrò avuto forse 10 anni. Mia madre ne stava parlando con un’amica. Non mi era mai stato detto nulla direttamente. Ma…

Da grande tante cose hanno assunto un significato diverso.

Una bimba piccola non può avere ricordi nitidi ma, se è vero che i bambini assorbono come spugne gli stati d’animo dei genitori, non è difficile capire come potesse essere mia madre in quel periodo.

E si spiega anche perché non ho mai avuto un rapporto ottimo con mio fratello, arrivato dopo questa tragedia e dopo una gravidanza di mia madre passata quasi per tutti i 9 mesi a letto.

Io probabilmente quel lutto non l’ho mai davvero elaborato pur avendolo vissuto “indirettamente”. Ma sono sicura che l’ho metabolizzato in negativo.

Photo courtesy of Zuhair A. Al-Traifi

Photo courtesy of Zuhair A. Al-Traifi

Questa mia esperienza personale si riallaccia a questo post nato da una richiesta di una mia amica mamma che ha perso il compagno improvvisamente quando la loro bambina aveva poco più di un anno. Mi chiedeva come fare a spiegare meglio questa assenza alla figlia che ora ha 4 anni e inizia a fare domande più insistenti. E io ho rivolto la sua domanda a un’esperta, la dottoressa Elisa Gasparotto, specializzata in Counseling familiare e dell’età evolutiva e soprattutto terapeuta certificata Grief Recovery Method ® un metodo ideato da due psicologi americani per aiutare le persone ad andare oltre la sofferenza delle perdite importanti nella vita. Elisa sarà uno dei nostri coach e cercherà di aiutarci a superare i momenti “bui”.

Ecco i suoi consigli:

«Una delle cose più difficili nella vita è sicuramente trovare un modo per gestire la morte prematura di qualcuno così importante come un genitore. Così come imparare ad adattare la nuova vita e andare avanti nonostante ciò che è accaduto. E mi duole dirlo ma il tempo di per sé non aiuta a stare meglio se non si compiono delle azioni per potersi riprendere da un dolore così intenso.
Ma spetta al genitore rimasto, in questo caso la nostra mamma, aiutare il bambino a conoscere chi era davvero suo padre.

Cara BirbaMamma, tua figlia potrà con il tempo avere dei ricordi, ma sei tu che devi raccontargli di tuo marito e per farlo, è importante che anche tu sia completa emotivamente. Non devi avere timore di ricordarlo, di parlare di lui e di condividere con lei e con altre persone i ricordi. Tacere perché non ce la fai o non sai che dire è il modo più sbagliato per affrontare la cosa.

Per comunicare in modo chiaro, devi affrontare per prima tu ciò che nella relazione con il tuo compagno è rimasto in sospeso a causa della morte, solo così potrai guidare la tua bambina attraverso le giornate di dolore e attraverso la pienezza della vita.

Quando ti sentirai triste, ricorda che:

  • Prima vieni tu. Tu sei l’adulto, tu guidi i tuoi bambini. Un po’ come quando in aereo ti dicono di indossare per prima la mascherina dell’ossigeno e poi aiutare chi ti è vicino. Il principio è lo stesso: per aiutare tua figlia tu devi essere emotivamente completa. Se ci riuscirai con molta probabilità non avrai bisogno di alcun aiuto esterno o supporto psicologico per la bambina.
  • Ricorda che ogni bambino è unico e unica è la sua relazione con chi non c’è più. Può provare emozioni e sentimenti diversi dai tuoi o da un suo fratello o sorella, ma vedere che tu riesci a dire la verità su ciò che provi, vi aiuterà a costruire un clima di fiducia e sicurezza e lo aiuterà ad aprirsi con te.
  • Sii paziente. Concedi a tua figlia il tempo di poter assestare ciò che è accaduto. Concedigli il tempo e il modo di poterlo tirare fuori e rimettere dentro più volte negli anni. Lui cresce e crescono le sue abilità emotive e cognitive. Accertati solo di trasmettergli idee sane su come si comunicano le emozioni (ed intendo tutte e non solo quelle ritenute “buone” come gioia e felicità).
Photo courtesy of Jessica Lucia

Photo courtesy of Jessica Lucia

  • Ascolta il tuo cuore, non la tua testa. Quando provi qualche emozione esprimila liberamente senza giudicarti e senza criticarti.
  • La cosa importante da sapere è che tristezza e paura sono normali reazioni ad una perdita e che ci sono tutti gli strumenti per poter andare avanti e sentire nuovamente i vostri cuori battere di tutte le emozioni che la vita vi offre.

Dal mio cuore al tuo,

Elisa


Lascia un commento con facebook


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *