Utili&futili

Questo post nasce da un’idea di BirbaMamma Blu (il nick BirbaBlu dovrebbe già da solo far capire che non è una mamma molto incline alle smancerie e mielosità) che mi ha molto divertita per cui, a quattro mani mentre eravamo in spiaggia, visto che anche io non vado per il sottile, abbiamo deciso di farvi partecipi di quelle parole che, secondo noi BirbaMamme irriverenti, non si dovrebbero usare.

blablabla

Questo perché, lo sapete meglio di noi, la comunicazione tra mamma e bimbo passa necessariamente attraverso la scelta dei vocaboli che si usano, scelta che racconta molto di noi, delle mamme che siamo, del rapporto che vogliamo (consapevolmente o meno) instaurare con i nostri figli.
Ed ecco la lista dei nostri vocaboli NO e di quelli con cui, magari, si potrebbero sostituire sempre, ovviamente, rimanendo nel campo del gioco e divertimento, e senza offendere nessuno con considerazioni del tutto personali e nate, come vi dicevamo, per sorridere.
L’importante non è come si parla ai figli, ma ovviamente il contenuto, e ogni mamma sa dire le cose giuste per il suo bambino, nel modo migliore per lui.

photo by amanda tipton

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MONELLO/A: il termine un po’ dolciastro abbiamo deliberato io e BirbaMamma Blu che oltre a essere obsoleto, non rende l’idea. BirbaBlu lo sostituisce con Bestiola- TeppistelloAvanzo di Balena perché ritiene che, anche se è vero che i bambini non colgono l’ironia, non faccia male allenare da subito il cervello alle associazioni, ai paradossi, ai giochi verbali: Gianni Rodari non è un genio per caso.
Io molto più terronamente chiamo il Bambolotto Wastasi (leggi uastasi) che, in gergo dialettale qui al Sud indica il teppistello di strada. Anche la BirbaNonna si è adeguata e ora lo chiama addirittura “uas”.

ph Amanda Tipton

ph Amanda Tipton

MARACHELLA: Avete presente quelle mamme perfettine che, compiaciute, usano questo termine con i loro figli nonostante abbiano appena dato fuoco alla casa? Per la serie “hai fatto qualcosa di sbagliato ma in fondo non sono proprio arrabbiata”.
Diciamo che, per noi, se danno è stato fatto, meglio chiedere direttamente agli interessati “Che hai combinato????” E decidere poi in base all’entità se trattasi di stupidaggine (cazzata potrebbe essere un termine più appropriato ma meglio non insegnarlo subito ai bambini!) o disastro. Marachella proprio no.

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AMMAMMA: uno dei termini mammeschi che abbiamo bocciato è questo. peraltro declinato spesso in maniera assurda.  “Vieni Ammamma” o “dillo Ammamma” o peggio “mangia Ammamma” o “dormi Ammamma”.
Che dovrebbero mangiare ste creature? La mamma o la pappa? “Dormi Ammamma” poi che significato subdolo dovrebbe avere?  Fai addormentare la tua genitrice? Immaginatela anche mentre dormi?
Ecco, consiglio spassionato: se non volete avere figli mammoni sostituite con “Per favore” e, in situazioni estreme con “Per il tuo bene!”
Ovviamente il termine da abolire comprende tutte le declinazioni genealogiche Appapà; Azzia; Annonna. Unica deroga ma con deviazione di significato “Assoreta”.

TTOTTO’: I poveri bambini a cui il papà o la mamma minacciano di dare le “ttottò” oggi non credo subiscano la punizione. Piuttosto, “ti carico di botte – o mazzate”, a nostro avviso è molto più evocativo ed efficace.
Più moderni e di facile intuizione per i giovani nerd del futuro: Ti riduco ad icona / Ti resetto i connotati: visto che l’intenzione è spaventare per dissuadere senza arrivare alle mani, più l’espressione colpisce l’immaginazione del bambino più è funzionale. Provateci.

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VISINO/DENTINI/MANINE/ETC…: dai 3 anni aboliti i diminutivi: si lavano (possibilmente in fretta e con efficacia!) Faccia, Denti e Mani e altre “particine” del corpo.
513220415_4dfa7056b9_zPUPU’/  POPO’: Cacca!!!! Tutta la vita. Anche i bambini ne traggono grande soddisfazione.

GUGUGU DADADA’ E VOCALIZZI VARI: i trottolini amorosi non vanno più di moda da un pezzo. E questi termini non hanno alcun significato. Se ci si vuole rivolgere ad un neonato usare parole semplici (ma comprensibili!), parlando lentamente (ma non come ad un automa) e se proprio necessari, usare termini anche onomatopeici ma associabili ad un significato/azione/evento come Cucù, Bum, Toc Toc, Bau. Non accampare la scusa che i bambini stessi usano certi termini (Baba, Dedè, Tatà): se fossero già in grado di parlare correttamente sarebbero i primi ad esserne felici e ad esprimersi correttamente!

PEPE’ (Scarpe):  Perché si insegnano ai bambini termini che poi andranno sostituiti con quelli “adulti”? E’ come imparare una lingua nuova con parole sbagliate, una fatica inutile cui seguirà una necessaria formattazione e riprogrammazione. Espressioni come “pepè” per indicare le scarpe poi sono doppiamente inutili :
nel primo anno di vita i bambini non hanno bisogno delle scarpe (il calzino è più che sufficiente), quando iniziano ad averne necessità reale sono già abbastanza grandi per meritarsi un vocabolo più consono e appropriato.
In secondo luogo termini così vaghi spesso sono associati, da genitori diversi, a concetti diversi: per alcuni pepè è la parola per indicare la macchina…Se non volete un figlio che da adulto guidi letteralmente con i piedi, pensateci!

BAU BAU/MICIO MICIO/CIP CIP:  termini accettabili perché comunque associati onomatopeicamente al concetto che esprimono. Unica accortezza limitare il tempo di utilizzo per evitare che un giorno quando chiederete a vostro figlio “Hai visto il BaBau?” vi risponda “Si mamma è mio, è un pitbull e lo sto allenando per andare a comprarmi le sigarette”.
Potreste capirete allora di esser clamorosamente fuori tempo massimo.

 A PACI (andare a passeggio) : A meno che Paci non sia un paese limitrofo, se state uscendo a fare un giro state “andando a passeggio”. Punto.

dwarfNANO/ TOPO/ MICROBO/PUFFO…: scegliete soprannomi che non condizionino la vita futura del vostro piccolo e, possibilmente che siano propositivi e di buon augurio. Ora è alto solo meno di un metro ma si presuppone che vostro figlio crescerà. Appellarlo nano non è una grande idea: all’asilo i nani sono quelli da giardino. Da grande  “il nano” potrebbe essere un soprannome scomodo politicamente. Non ci dilunghiamo sulla versione al femminile. Aiuto! Pensateci.
In genere comunque evitate anche con i neonati gli urletti, i toni striduli, gli ultrasuoni. Non sono cani né cocorite, se ridono è perché stanno pensando “Ma quanto è fessa ‘sta qui?”
SEGUE…FORSE!


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