Bua

Oggi sono esattamente due settimane che io e il Ribelle siamo chiusi in casa.

Due settimane di batteri-antibiotici-aerosol-sciroppo-camomilla-miele-caramelle per la gola-etciù-tosse-naso chiuso- aspratore – fazzoletti sparsi per casa come fiocchi di neve e imprecazioni vari del BirbaPapà asettico.

Una clausura difficile. Ma che mi ha insegnato un po’ di cose.

pecora ricciaPrima fra tutte: vai dal parrucchiere più spesso che puoi. Perchè non c’è niente di peggio di una donna malata,  con i capelli sporchi e con la ricrescita. Dopo due settimane di non shampoo (e per fortuna mi ero fatta la piega giusto due giorni prima dell’influenza malefica) sto cominciando a pensare di farmi rasta. Almeno mi tolgo il pensiero.  N.B. In foto il mio ultimo selfie

Fai la spesa sempre come se non ci fosse un domani. Perché quel domani potrebbe essere il giorno in cui tu ti ammalerai e avrai il frigo vuoto. E poi vai a spiegare al BirbaPapà che ti piacciono le arance Washinghton e non quelle rosse (“Ma come? non sono tutte arancioni?” – risposta sua), le patate a pasta gialla (“Ma dai, le patate sono tutte uguali!”), il dado senza glutammato, etc etc…. senza creare un divorzio al telefono mentre lui è all’Esselunga.

Usa i fazzoletti di carta. Anche se quelli di stoffa non ti irritano il naso. Perchè quelli di stoffa poi li dovrai lavare e tirare fuori dalla lavatrice, anche a 90 gradi come misteriosi origami. Quidni kleenex a manetta e la sera montagne di crema idratante sul naso manco fossi sull’Everest.

Non buttare nulla. Mai come in questi giorni sfrutta quello che si chiama “riciclo creativo”: pasta,  carta,  scatole vuote. Qualsiasi cosa ti può servire a creare un gioco nuovo. Dopo 2 giorni, che dico, 12 ore di macchinine, costruzioni, pennarelli, disegniamo, leggiamo, coloriamo, costruiamo… lui vorrà fare altro. E quell’altro devi darglielo tu magari con un tubo vuoto di Scottex da usare come cannocchiale.

Skype è meglio di una babysitter. Piazzarlo davanti allo schermo e farlo monitorare, seppur a distanza, dalla nonna che lo rincretinisce con canzoncine, domande e commenti vari mentre tu ti liberi dalla sua morsa per preparargli la cena, non ha prezzo. Per tutto il resto c’è Rai YoYo.

Le mamme non hanno diritto di ammalarsi. No perché la febbre a 39 non ti permette di essere lucida e giocare con una manina che ti reclama, dargli il bacio della buonanotte, coccolarlo se cade e si fa male. Se lui vuole la mamma, vuole la mamma. Non il papà, nè la nonna o chi per lei. A meno che tu non abbia un avatar.

I papà sono fondamentali nella gestione delle emergenze. Ma le emergenze non devono mai durare oltre le 24 ore. O l’emergenza si chiamerà omicidio plurimo.

Detto questo, il Ribelle ha retto alla reclusione in maniera egregia. Tranne aver tentato di ammazzarmi lanciandomi una Mini in faccia (Mini: modellino di auto. Un modellino eh, ma di metallo), rifiutarsi con urla giurassiche di andare a letto ogni sera, starmi appiccicato modello Koala con il verso “mammamammamamma” a manetta per 24 ore.
Sì, posso dire che è uscito pulito da questa influenza.
Eh, no, figurati, non avrà traumi quando tornerà all’asilo.

Quasi quasi lunedì me lo prendo ancora di convalescenza, va.

 

 

 

 


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