Utili&futili

Oggi è la festa del papà e guardando i papà moderni, quelli 2.0 come li definisco io, mi viene da abbracciarli tutti e dirgli: vi capisco e vi stimo tanto.

Perché se la festa della mamma è quasi una celebrazione nazionale, ai papà viene quasi sempre riconosciuto un ruolo marginale.

Basti pensare alla figura di San Giuseppe, il primo papà universale.
Ora ditemi se lui ha o no un ruolo marginale.
Poveretto, n’altro po’ si è ritrovato a fare la comparsa in una natività già tutta decisa e ha dovuto tirar su un figlio che non si sapeva bene di chi fosse.

Chapeaux San Giuseppe!

Sei stato un grandissimo perché hai ceduto la scena a quella santa donna di tua moglie e tutte noi vorremmo un marito come te capace di eclissarsi all’occorrenza.

Scherzi a parte, ma ci pensate mai a sti poveri papà?

Perchè se è vero che mamma lo sei da sempre, e soprattutto da quando vedi apparire le due strisciette  verticali sul test di gravidanza, diventare papà non è così automatico, non per tutti almeno.

Loro ci mettono un po’ a metabolizzare, guardano la pancia crescere ma non capiscono bene cosa succeda là dentro. E mentre tu lo senti scalciare e muoversi, loro sono ancora lontani anni luce da immaginarsi “papà” e capire cosa li attende.
A volte rischiano di sembrare disconnessi e con disturbi di identità anche quando il pargolo se lo vedono tra le braccia.
Io me lo ricordo ancora il Birbapapà in sala parto totalmente alienato. Un po’ per le mie grida ( avevo tirato giù tutti i santi del paradiso, San Giuseppe e la Madonna compresi) ma anche per la scena splatter che non deve essere proprio piacevole, nemmeno per i più navigati.

Ho stampata nella memoria la sua faccia quando gli chiesero se voleva tagliare il cordone ombelicale e lui rispose inorridito e secco “No!” manco gli avessero detto “Amputati braccia e gamba all’istante!”.
Lui non era pronto.

papa e bambino

E se una mamma per istinto capisce subito che quella è la sua creatura e nulla ormai potrà più separarli fino alla morte, e sa come prenderlo, nutrirlo, lavarlo… Per un papà l’upgrade alla vita di genitore avviene con calma, moltissima calma.

Non posso postarvela ma vi farei vedere la prima foto del BirbaPapà con in braccio #ilRibelle.
Se avesse avuto in mano un flacone di nitroglicerina sarebbe stato meno spaventato, ne sono certa.

E poi pensate come deve essere difficile per i maschi accettare quella creaturina: è pur sempre un terzo incomodo che si frappone fra lui e la “femmina” che sino a nove mesi prima era semplicemente la sua compagna e che dal momento della nascita della creaturina diventa, prima di tutto, la mamma.

Quella creaturina è per i primi mesi un rivale ciucciacapezzoli scagazzante  e urlante che monopolizza la loro compagna.

Poveri papà.
Soprattutto questi papà moderni che poi devono pure combattere con l’antico retaggio del maschio Alfa che porta i pantaloni e si fa rispettare, e reprimere la voglia di essere anche loro dei “mammi” tuttofare.

Io ho avuto un papà di quelli vecchio stile.

Non ha mai impedito nulla a mia mamma ma su certe questioni come gestione dei soldi e dei patrimoni, delle faccende domestiche, burocratiche e legali preferiva fare lui. E a mia mamma andava bene. In casa era presente ma coccole e tenerezze erano riservate alla mamma.
Da piccola era molto affettuoso con me, però quando sono cresciuta, ha tirato fuori il lato più burbero e “maschio” quello che ti fa capire che tu da donna devi rispettare certi “ambiti” e ha smesso anche di abbracciarmi.

Io e lui ci siamo sempre scontrati su tutto e lo facciamo ancora perché io, lo avrete capito, non sono una che te la manda a dire se non è d’accordo e una donna così è oggettivamente insopportabile per un maschio Alfa ( e pure per gli altri, lo ammetto).

Il risultato sono stati i ceffoni presi per gonne troppo corte o rossetti troppo accesi,  le punizioni per risposte inattese, i musi lunghi perché non mi sono ancora sposata, le occhiatacce perché pretendo di uscire da sola a quarantanni e anche se ho un figlio.

nonno e bambino

Mio papà certe mie libertà non le capisce.

Ma non lo biasimo, la sua era una generazione fatta così e il tempo che gli uomini potevano dedicare ai figli era quello che restava dopo una lunga giornata di lavoro destinata al mantenimento della famiglia.

Oggi  per fortuna esistono papà che trovano il tempo anche per giocare coi bambini, che magari fanno fare carriera alle mamme senza vergognarsi di restare a casa,  papà che sono dei perfetti “mammi” senza che questo leda la loro virilità.

Come il Birbapapà che sicuramente non era pronto a prendersi cura di un bambino ma che ora si ritrova a doverne curare tre (io, #ilRibelle e #ilPeloso) e lo fa meglio di qualsiasi donna.

Dopo il primo smarrimento iniziale ha imparato a nutrire, cambiare, lavare il suo cucciolo meglio di me. In casa non abbiamo dei ruoli netti: lui è un casalingo perfetto più di quanto lo sia mai stata io che notoriamente non amo le faccende domestiche. Io sono quella che adora i motori, la tecnologia e che monta e smonta i mobili dell’Ikea (un maschio insomma) lui quello che fa il bucato e piega tutto che manco una lavandaia professionista, legge le fiabe e lava i piatti.

A questi due papà così diversi oggi va il mio grazie.

Al mio papà che mi ha permesso di essere quella che sono oggi.

A lui scrivo queste parole perché è l’unico modo per fargli arrivare il messaggio (lo so che  leggi Birbamamme papà, anche se non lo ammetti). A quell’uomo tutto d’un pezzo che si è ammorbidito solo quando è arrivato #ilribelle dico auguri e aggiungo che sono gelosa, perché vorrei anche io le coccole che riserva al nipotino perchè non mi stancherò mai di restare sempre la sua bambina.

E poi dico grazie al Birbapapà che non ha mai temuto di mettersi in discussione e che ogni giorno mi dimostra che i papà possono essere meglio delle mamme. Ma questo non urliamolo troppo forte che #ilRibelle già ne è convinto e rischio di essere in minoranza.

Buona festa del papà a tutti, a quelli vintage e a quelli moderni con un unica raccomandazione generale rivolta ai maschietti: non temete mai di essere troppo affettuosi o sdolcinati, i figli sulle coccole non fanno distinzioni di genere!

Ah, qui trovate la ricetta delle zeppole che non possono mai mancare il 19 marzo.


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