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Il Ferragosto è una festività pagana antichissima istituita nell’antica Roma Imperiale del 18 a.c. dall’Imperatore Augusto come “Feriae Augusti” ossia il riposo di Augusto, in pratica, un giorno di rioposo dalle fatiche, tradotto modernamente, vacanza!ferragosto

Cosa significa per voi vacanza?

Per me significa emozioni positive. Indipendentemente dai luoghi. Emozioni e vibrazioni che mi danno le persone, i posti, gli odori, i rumori.

Vacanza è quando vai in un posto e torni con ricordi che, quando li spolveri, ti danno una stretta di nostalgia al cuore.

Vacanza è un sorriso in più, una telefonata in relax, un bel libro e una birra in riva al mare, un pisolo sulla spiaggia, un’alba gustata con una sigaretta, o un tramonto contemplato in silenzio.

Vacanza è gioia, risate, amici, chiacchiere, gossip, gelati e ghiaccioli. Le mandorle e il cocco in spiaggia, la bilancia chiusa in bagno e l’orologio in un cassetto. Fare tardi, o fare presto.

Vacanza è un fuoco d’artificio, una banda che suona, la sagra del paese, un sapore nuovo, un monumento da scoprire, una stella che cade e una luna che ingrassa, un sole che si tuffa nel mare, una parola gentile, un amico in più, un frutto nuovo. Vacanza è fare l’amore e darsi mille baci. Ascoltare le risate dei bambini e la musica sino a tardi, chiacchierare con le cicale e cantare con gli uccellini.

E fin qui ci siamo no?

COSA NON È VACANZA?

Vacanza non è essere trattati con sufficienza, andare nei posti, pagare e venire serviti malvolentieri. Pagare troppo, avere merce scadente.
Litigare per un parcheggio.
Venire accolti con false promesse.
Vacanza non è fare la fila ovunque, sgomitare per un panino, sentirsi urlare nelle orecchie dal vicino di ombrellone, subire le prepotenze di bambini indisciplinati, la spazzatura ovunque, le multe, i cibi semplici che diventano aragoste.
Vacanza non è dare tutto per scontato.
Vacanza non è il mare pieno di cicche di sigarette o di cocci di bottiglie, non è un tavolo prenotato e poi l’attesa eterna, non è non avere un seggiolone o cercare un fasciatoio manco fosse un santo Graal.
Non è prenotare un posto il giorno prima, esattamente lì, e poi venire spostati perché arriva l’amico del gestore.
Non è pagare l’acqua come fossi in un oasi nel deserto o un caffè come fosse un elisir di lunga vita.

Non è trovare la macchina rigata, farsi rubare il portafoglio o la bici.
Non è andare in un posto che si vanta di essere figo e poi  aspettare aspettare aspettare e avere un servizio da bettola.

Vacanza non è «Eh no signora il Pos non funziona» perché vuoi i contanti.

Vacanza non è il segnale che sparisce, il roaming fetente, e tu che non puoi whazzappare con gli amici per dire «Che bella vacanza».

O dover litigare per prendere posto davanti a un tramonto.

Io invecchiando sto diventando tignosa, più di quanto già non lo fossi, lo ammetto.
Non sopporto più molte cose.
Ma è che sto cominciando a fare la mia piccola rivoluzione e credo che a volte si taccia più per quieto vivere che per reale disinteresse e invece no, bisogna reagire.

Perché, signori miei, le vacanze servono a noi tutti per ricaricarci e affrontare il nuovo anno (lavorativo), quello che inizia a settembre, con grinta e motivazione, con il giusto spirito e non incazzati per vacanze andate “non esattamente come avremmo sperato”.

È fisiologico e necessario riprendere energie.

E allora impariamo tutti a essere più rispettosi. E ad avere pazienza. A pretendere ciò che ci è dovuto ma senza mai alzare al voce, a dare ciò che viene chiesto sempre con un sorriso. Ad ascoltare le critiche e renderle costruttive. Che tanto incazzarsi non serve a nulla. A rispettare il lavoro di tutti, soprattutto di quelli che lavorano per farci stare bene in vacanza.

A non additare né sentirsi superiori. A non offendere, a riflettere prima di parlare.

Ogni tanto perdiamo anche le staffe ma facciamolo solo per ricordarci che anche essere troppo accondiscendenti non va bene, non per sport. 

Ho scritto questo post perché ultimamente non sopporto più la supponenza di molti, l’alterigia, la maleducazione. E non sopporto più gli out out, io che sono sempre stata o nero o bianco senza vie di mezzo.

In un’estate piena di cose che non quadrano: dai morti già dimenticati di un treno di pendolari, alle stragi in nome di un dio che nemmeno lo sa,  un’estate di pazzi che se ne vanno in strada a falcidiare vite, di commenti errati sui quotidiani, in un’estate di cicciottelle e di prese di posizione, di pacchi olimpici e di gossip inventati io penso che a ferragosto bisognerebbe TUTTI riflettere un attimo. Sotto l’ombrellone o in cima a una montagna, a bord du lac o in un prato/foresta/bosco, mentre si guardano i fuochi o si mangia la lasagna.

Riflettere che in fondo basta poco. Che le persone vanno guardate per la loro anima e non per il loro colore, per ciò che hanno negli occhi e non nel portafoglio, per la potenza dei loro abbracci e non i kg sulla bilancia, per la lungimiranza e non la miopia da commercianti stupidi.

E dovremmo iniziare tutti questo ferragosto con un sorriso rivolto a chiunque incontriamo sulla strada, non solo con i selfie da paresi sul telefonino. Un sorriso,  soprattutto al nostro cuore.

Buon ferragosto dalla vostra Birba (sì, sono campionessa olimpica di “tiro con la polemica”).

Ps. Se volete farvi due risate per alleggerirvi, rileggetevi il post sul Ferragosto dell’anno scorso che è meno polemico😉


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