Bua

Un bel giorno mentre facevo il bagnetto al #Ribelle ho scoperto che aveva un puntino infinitesimale sulla caviglia. Un minuscolo neo. Esattamente nello stesso punto in cui anche io ne ho uno.

Questo mi ha fatto sorridere. I nei sono sexy (alcuni!).

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Ma poi ne ho scoperti sulla sua pelle degli altri e, confesso, un po’ mi sono allarmata visto che da beauty editor ogni estate mi tocca parlare di prevenzione dei melanomi, sole sicuro, etc.

E sappiamo tutti che l’educazione ad una corretta esposizione al sole fa parte di una campagna più ampia di sensibilizzazione alla prevenzione del melanoma (che è un tumore della pelle).

Ma quando c’è da preoccuparsi?

Per avere le idee più chiare ho preferito chiedere delucidazioni a un’esperta e ho scelto la dermatologa, la dottoressa Iria Neri Responsabile Ambulatorio di Dermatologia Pediatrica e Malattie Rare dell’ UO Dermatologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria, Policlinico S.Orsola-Malpighi e Presidente Società Italiana di Dermatologia Pediatrica (SIDerP).

  • A che età compaiono i primi nei?
    I nevi melanocitici raramente sono già presenti alla nascita come nevi di varie dimensioni giganti (> di 20 cm di diametro), intermedi (1,5-20 cm diametro) o piccoli (< 1,5 cm di diametro), ma più spesso iniziano a comparire nei primi mesi o nei primi anni di vita o successivamente nel periodo della pubertà o anche più tardi. I nevi melanocitici acquisiti sono solitamente piccoli, di diametro inferiore a 1,5 cm.
  • Quando è opportuno preoccuparsi di un neo in un bambino al di sotto dei 4 anni? Come fare a capirne la natura?
    L’attenzione particolare riservata ai nevi melanocitici deriva dalla loro potenziale evoluzione in melanoma e dalle difficoltà di diagnosi differenziale con il melanoma nella sua fase iniziale. In generale occorre sapere che la trasformazione maligna di un nevo in età pediatrica è un evento raro per i nevi melanocitici acquisiti e più spesso interessa i nevi melanocitici congeniti di grandi dimensioni o giganti che necessitano di una presa in carico particolare. Ed occorre anche sapere che, nel bambino, il nevo tende fisiologicamente ma lentamente a crescere e a modificarsi di forma e colore, non solo per l’accrescimento corporeo ma anche perché il nevo sino al termine dell’adolescenza ha una sua fase evolutiva, di sviluppo. Per cui piccoli e graduali cambiamenti di forma e colore non devono destare preoccupazione.
    Perciò le situazioni che devono allertare i genitori sono la comparsa di un nuovo nevo con aspetto irregolare e, per i nevi già presenti, i cambiamenti rapidi e continui di forma e colore e dimensione (regola dell’ ABCD ossia asimmetria, irregolarità dei bordi, colore disomogeneo, dimensioni superiori ai 6 mm di diametro) che sono eccezionali in età pediatrica. Nei casi dubbi, una visita dermatologica e, quando necessario, l’esame dermatoscopico in epiluminescenza, nella maggior parte dei casi permettono di orientare la diagnosi.
    Ma anche nell’infanzia vi sono alcuni nevi che meritano una particolare attenzione. Così sicuramente deve essere valutato dal dermatologo il nevo che compare rapidamente, o di colorito nerastro, di solito come macchia (nevo di Reed) o come noduletto rosso (nevo di Spitz); questi nevi necessitano di un’attenta valutazione. 
  •  L’incidenza dei nei aumenta con l’età?
    Si certo il numero dei nevi aumenta progressivamente negli anni sino ad arrivare nell’ adulto in media ad un numero complessivo di circa 20-30 nevi; la fase di maggiore crescita dei nevi è appunto l’età pediatrica sino all’adolescenza.
  • Quanto conta la predisposizione genetica nella comparsa dei nei?
    Tra i fattori che intervengono nell’insorgenza dei nevi vengono considerati importanti i fattori genetici, l’esposizione solare (densità maggiore nelle sedi foto esposte), fattori immunitari (immunodepressione) e fattori ormonali (terapia con ormone della crescita). I fattori genetici sono importanti soprattutto nel determinare il tipo ed il numero dei nevi di un soggetto (fenotipo). L’eredità è probabilmente poligenica.IMG_9931
  • Proteggersi: i tessuti anti UV (maglie e pantaloni) sono sufficienti a schermare i raggi? Più o meno o in maniera uguale a una crema?
    Sicuramente i tessuti anti UV sono molto importanti nella protezione solare e i dati ci vengono soprattutto dall’Australia, dove sono nati . Si tratta di indumenti sintetici e/o naturali le cui fibre e microfibre tessili sono combinate con specifici principi, quali il biossido di titanio o l’ossido di zinco, in grado di proteggere la pelle dall’irraggiamento solare. Il livello di protezione dai raggi solari viene indicato con la sigla UPF (ultraviolet protection factor). La massima protezione è garantita dagli indumenti con UPF 50+ e non deve essere inferiore a 15 . La protezione con i tessuti è certamente superiore a quella delle creme.
    N.B.Le creme, per essere efficaci, devono avere all’inizio un fattore di protezione alto SPF 50+ , essere applicate 30 minuti prima dell’esposizione solare, in giusta quantità, riapplicate ogni 2 ore e dopo il bagno.

E con quest’ultima risposta ho messo a tacere anche tutte le amiche mamme che si meravigliano del fatto che io, terrona inside, vesta al mare il #Ribelle come un legionario in trasferta. No, non ha nessuna allergia al sole e io non sono paranoica. Prrrr!

Se volete saperne di più sui nei e capire come individuarne le modificazioni è interessante l’iniziativa di La Roche Posay che ha lanciato il sito Diventa Skin Checker e fornisce anche un Pdf scaricabile con le regole dell’ABCDE per controllare i nei. #skinchecker #DiventaSkinChecker #LaRochePosay


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