Utili&futili

Condividere, postare, “pinnare”. Sono una neofita del web, lo ammetto. Ho sempre avuto a che fare con la carta stampata dove le notizie vengono lette, rilette, controllate, verificate da mille e uno occhi prima di andare in stampa (nelle redazioni serie eh!). Poi ho deciso di fare la blogger ed eccoci su BirbaMamme: ancora però non ho ben chiari tanti meccanismi dello scrivere per il web e quindi cerco di andarci cauta. Perché se è vero che un blog è come un diario, ma aperto a tutti, è vero pure che io non sono così convinta che un giorno possa arrivare a “pentirmi” o ricredermi delle cose che io stessa scrivo nei miei post. Mi è già successo rileggendo un altro diario, quello della mia adolescenza. A un certo punto mi sono detta: ma ero io?
Fatta questa premessa, vi sarà chiaro anche il motivo per cui fin dalla nascita di Bambolotto ho fatto fatica a postare le sue foto. Un po’ per pudore e rispetto, un po’ per paura che venissero in qualche modo “rubate”.
A dire la verità anche del pancione non avevo mai postato foto sui social: in pochi sapevano che io ero incinta e lo hanno scoperto solo quando mi hanno vista in giro col passeggino. E in tanti mi chiedevano «Ma è tuo?» …Ahahah… pensate allo stupore. La domanda successiva di qualche amica virtuale, al mio non postare le foto del piccolo mi ha fatto ancora più preoccupare: «Ma non metti le foto perché è brutto?».

Davvero senza parole.

Ma questa attenzione morbosa sui social per le foto e la vita altrui a volte mi spaventa. Oggi poi mi è capitato di leggere diversi post sull’opportunità di pubblicare o meno le foto dei propri pargoli in rete, pubblicati da blogger molto più influenti della sottoscritta come  la bravissima Chiara, autrice del blog “Ma che davvero” (trovate qui il suo post). Perfino il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo dal titolo “E’ giusto mettere in Rete le foto dei  figli “.

figlionline-750x500

 

Perciò  mi è sembrato opportuno condividere con voi un altro articolo, questa volta scritto da un’amica giornalista, Manuela Soressi, e pubblicato sul Sole 24 Ore di oggi, 22 settembre. Si tratta infatti di un pezzo che inquadra il problema della condivisione e suggerisce anche poche semplici mosse per “difendersi”.

Si parte dalla cosa più semplice: tutelare la propria privacy, anche quella web (che esiste eccome se esiste!).

Allora è fondamentale guardare i termini della “privacy policy” di ogni sito o social al quale siete iscritti o volete iscrivervi e controllare le modalità del trattamento dei dati personali.

In particolare verificando che sia possibile recedere dal servizio e soprattutto di poter cancellare tutte le cose pubblicate (foto e informazioni) relative alla propria identità.
Quindi il secondo consiglio è quello di pensare sempre a quello che si scrive: fare attenzione a quello che si fa o si pubblica in rete è sempre meglio (anche se noioso…) che pentirsi dopo di quello che si è scritto di getto. Perchè non si pensa mai che la rete ha tanti effetti collaterali non voluti: tipo quello che permette, tramite le funzioni dei motori di ricerca, di andare a scovare quello che si era scritto o pubblicato anche molti anni prima. Quando si era una “altra” persona o la si pensava in altro modo. Opzione della quale i nostri politici credo non si siano mai resi conto….

il Garante sottolinea però che “il rischio zero non esiste”. Ergo, la migliore arma è la prudenza!

Per chi volesse leggere l’articolo per intero:

prima paginaseconda pagina

 


Lascia un commento con facebook


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.