Bua

BirbaMamma Claudia ci racconta come è riuscita a togliere il ciuccio al suo bimbo… grazie a un topino.

A dirla tutta, per il pediatra il momento giusto era arrivato circa un anno fa… Ma io proprio non mi son sentita di togliere il ciuccio della nanna ad un bimbo di 1 anno e mezzo… (non a caso in inglese la parola ciuccio si traduce “pacifier”!)

ciuccio baffi

Il mio bimbo non è mai stato un gran “ciuccione”: intorno all’anno, da un giorno all’altro, gli ho tolto il ciuccio nelle ore diurne ed in macchina e non ha battuto ciglio, quindi la concessione per la nanna mi sembrava il minimo.

E poi la notte è sempre stata un problema e l’idea di togliergli il ciuccio proprio nel momento in cui si era deciso ad imparare a dormire decentemente mi faceva letteralmente rabbrividire.

E poi, confessiamo l’inconfessabile: togliere il ciuccio significa ammettere che il bimbo sta crescendo, che sta diventando un essere da noi indipendente…e questo pensiero rischia di farci venire i capelli bianchi in un attimo (con grande giubilo del nostro parrucchiere di fiducia!).

Così, ci ho messo circa un anno a trovare il coraggio di fare il grande passo ma, alla fine, grazie al sostegno del papà e all’arrivo sempre più imminente della sorellina, anche BirbaMamma Claudia è riuscita a trovare la forza per far sparire i ciucci dalla circolazione!

Devo dire che il momento non è stato traumatico per niente, è stato un passaggio rapido e direi indolore per tutta la famiglia, siamo stati fortunati.

Le uniche conseguenze che ho notato sono state:

il primo giorno, un addormentamento un po’ più faticoso (ma avendo nel frattempo tolto la nanna pomeridiana, il crollo fisico ci ha aiutato);

babyciucciouna prima notte con richiesta di compagnia verso le 3 del mattino; un maggiore attaccamento ai pupazzi con i quali il pupo dormiva già dalla nascita. Stop.

Come abbiamo fatto? Io credo fondamentalmente che fosse semplicemente arrivato il momento giusto. Però abbiamo anche messo in atto una strategia di gratificazione (simile a quella che avevamo già sperimentato quando abbiamo tolto il pannolino) che a Giovanni sembra essere piaciuta molto. Ecco il mio racconto.

Abbiamo inventato la storia del Topo mangia-ciucci (si, lo so, vi ricorda il topo dei dentini, ma un bimbo di 2 anni questo non lo sa!).

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Questo simpatico topolino passa a ritirare i ciucci dei “bimbi grandi” per portarli ai topolini neonati che piangono sempre; in cambio lascia al bimbo ormai cresciuto un regalo a lui gradito.

La storia è stata portata avanti per circa una settimana, tramite uno scambio epistolare tra il topo e Giovanni, fino a che hanno raggiunto un accordo per la data in cui il topolino sarebbe passato e su che tipo di regalo gli avrebbe portato.

Così, una bella mattina, prima di andare all’asilo, Giovanni ha lasciato su un piattino del salotto i suoi ciucci e un formaggino. Al suo ritorno, come promesso, ha trovato i regali e il piattino vuoto (eh sì, il topino si era anche mangiato il formaggio!).

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Fortunatamente, a Giovanni i regali son piaciuti molto, e ha sviluppato una grande simpatia e gratitudine per il topolino: a distanza di un mese circa, lo trovo ancora intento a “scrivere” bigliettini di ringraziamento per il suo amico topo!!!

baby

Insomma, volete sapere qual è la morale della favola?  Bastano una mamma e un papà sereni e convinti, per superare con successo le tappe più faticose della crescita!


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