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Torno a parlare di Lorenzo Toma. A poche ore dall’ultimo saluto a questa giovane vita. Torno a parlarne da giornalista, perché troppe cose sono state dette a vanvera e per rispetto al mio mestiere, che ho sempre amato, mi piace cercare di dare e dire la verità a chi mi legge.

Ne parlo su BirbaMamme perché, anche se questo blog si occupa di bambini molto piccoli, sono loro che saranno i futuri uomini e donne di domani. E mi scuso già per chi troverà troppo personale questo post.
Torno a parlarne perché qualcuno ha definito cattivi genitori il padre e la madre di Lorenzo, e come madre mi sento chiamata in causa. E come amica di questa famiglia ho il dovere di difenderla.

Un ragazzo di 18 anni è morto. In discoteca.

Facile pensare che fosse drogato. Poco importa se consciamente o meno.

Facile dire colpa dei genitori che ce l’hanno mandato.

Facile aggiungere che se sei di buona famiglia e hai i soldi per drogarti allora ti devi essere per forza drogato.

Facile fare polemica sui locali notturni, i giovani allo sbando, i genitori con poco autorità nell’educazione, etc etc.

In 48 ore ne ho sentite di tutti i colori. Soprattutto dai colleghi giornalisti, spesso sottopagati come me che cercano la “sensazionalità” della notizia.

E vuoi mettere un morto in discoteca ad agosto? Niente di più allettante per i giornali che in questo periodo sono alla ricerca di notizie anche solo interessanti, altro che sensazionali.

E così, un dolore assurdo e straziante è stato reso ancora più feroce, se mai possibile, dalle illazioni della gente, dal pressapochismo di tanti, dalle dichiarazioni (folli!) di persone che dovrebbero riportare l’equilibrio in certe situazioni e non gettare anatemi (come il sindaco di Gallipoli). Sciacalli.

Lorenzo, come vi ho già scritto, era un ragazzo “normale”. Un ragazzo sano nell’accezione più globale del termine. Innamorato della sua famiglia, legatissimo al padre, alla madre, alla sorella e a i giovani zii. Non sono parole dette a caso, l’ho visto crescere e diventare pian piano adolescente. Conosco la sua famiglia da sempre, persone per bene e con valori antichi.

Vincenzo, padre di Lorenzo, mio amico, è sempre stato un genitore modello, moderno e aperto. Ha cresciuto suo figlio dandogli i giusti divieti e qualche concessione. Suo figlio aveva in lui un padre ma anche un confidente e un amico. E prima di puntare il dito, forse sarebbe stato meglio attendere.

Stamattina i primi risultati dell’autopsia parlano di un problema al cuore. Infarto.

Lorenzo poteva morire in qualsiasi momento.

Forse ha bevuto accelerando la concatenazione di eventi ma, secondo il medico legale, poteva succedere ovunque.

In 48 ore i genitori sono passati da pessimi esempi a coppia sfortunata e inconsapevole della malformazione cardiaca del figlio.

Questo renderà forse meno accecante il loro dolore? No, forse lo renderà solo più “pulito” e normale agli occhi dei benpensanti: poteva succedere a chiunque. O forse renderà più accettabile il dramma da parte di chi i figli in discoteca non ce li manda.

Tutta questa premessa perché io per prima sono spesso precipitosa nel giudicare, nel fare assiomi infondati che, per la mia professione a volte sono doverosi (pensate a eventuali titoli: giovane muore stroncato da infarto a 18 anni. Importa forse a qualcuno? Ma se muori in discoteca, anche lasciar semplicemente supporre che ti sei drogato è già uno scoop perchè interessa tutti, potrebbe riguardare anche tuo figlio).
Ma ora io sono madre e come tale ritengo doveroso difendere tutti i genitori chiamati a svolgere il compito più difficile e spesso ingrato, quello di dare regole e farle rispettare ai propri figli.

Io ho avuto un’educazione rigidissima.

A 18 anni mi era proibito andare in discoteca. Alla sua età io non potevo andare da nessuna parte. Ho messo piede in discoteca a 21 anni, quando vivevo lontana da casa, all’Università. Quando nelle disco già giravano droghe e fiumi di cocaina. E ho visto gente sfatta ovunque.

Prima ancora, nel mio paesino, avevo visto i miei compagni di liceo morire per l’eroina.

E da “grande” ho recuperato il tempo perso, sono stata al Cocoricò, all’Echoes, al Guendalina tutti quei locali oggi incriminati.

La droga? C’era e c’è e c’è sempre stata. Lo sanno tutti da sempre. E se non ci stai attenta, te la piazzano nei bicchieri. Ed è ancora così, è inutile far finta di non sapere.

Eppure io non mi sono mai drogata.

Non perché fossi meglio o peggio degli altri.

Perché più della paura di essere derisa come la scema del gruppo che rifiutava un drink o una pasticca, temevo la reazione di mio padre.

Temevo che se mi avesse scoperta, anche a 30 anni, mi avrebbe dato tante di quelle botte che mi avrebbe ammazzata, temevo di star male perché già allora qualcuno ci restava secco.

Ma io, oggi, vi dico che sono solo stata fortunata.

E che l’educazione mi ha impedito di cedere ma potevo benissimo rimanere una vittima inconsapevole.

Sono stata fortunata ad essere codarda. A non aver mai voluto provare, rischiare.

Sono stata fortunata ad accontentarmi dell’euforia e a non cercare lo sballo.

Sono stata fortunata. Semplicemente fortunata. Perché le cazzate, le bravate come ha scritto un dj che stimo, Maurizio Macrì, le abbiamo fatte tutti. Solo che ogni tanto qualcuno per una distrazione ci resta secco. Perché di questo stiamo parlando, non di tossici o ragazzi assuefatti alle droghe. Di ragazzini incoscienti.

E Lorenzo è stato sfortunato.

E allora cosa possiamo fare tutti noi? Cosa possiamo imparare da questa tragedia?

Possiamo imparare ad apprezzare ogni attimo di vita dei nostri figli, cercando di educarli come meglio possiamo, e soprattutto, imparare a non giudicare mai l’operato di un genitore senza sapere, davvero, quali siano i rapporti all’interno di una famiglia.

E poi possiamo chiedere più controlli a chi di dovere.

Perché un ragazzo deve essere libero di divertirsi. E i genitori di mandarlo in discoteca se lo ritengono maturo abbastanza per farlo.
Chiudere le discoteche non è mai servito.

Perché le repressioni tout court non sono mai servite a nessuno, lo dimostra la storia.
Ma limitare i danni, forse, sì. LIMITI. Ecco la parola magica. Limitare l’età di accesso, gli orari di chiusura,  gli alcolici.

Perché a 16 anni non sei maturo abbastanza per poter fare determinate scelte, per restare sino all’alba senza controllo fuori di casa. Non lo sei , forse, nemmeno a 18 per ritirarti dopo una nottata in disco, guidando un auto, anche se non sei drogato ma solo stanco.

Controlli e prevenzione. Perché nessuno di questi giovani sa davvero cosa significhi drogarsi e forse a scuola dovrebbero insegnarglielo.

 

Ora andrò a salutare per l’ultima volta Lorenzo. Con tutte queste emozioni di rabbia, sgomento, tristezza infinita nel cuore. Soprattutto per quel padre che non avrà più un figlio da aiutare a realizzare i sogni, per quella sorella che aveva in lui un compagno di emozioni, per quella madre il cui dolore resterà immenso, incolmabile, assurdo per sempre.

Ti auguro di stare bene lassù, Lorenzo e di aiutare i tuoi cari a sopportare la tua assenza.

 


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1 commento


  • 2015-08-12 18:55:25

    Miriam scrive:

    Sono d'accordo in tutto quello che hai scritto anche io avevo un padre simile al tuo forse....più severo e anche io come te ho fatto l' esperienze una volta uscita da casa,quello che è successo a Lorenzo può succedere a chiunque senza falsi moralismi.Angelo bello proteggi la tua mamma da quel dolore lancinante .....che è la tua assenza

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