Utili&futili

Candy Candy oggi compie quaranta anni.

Si, avete capito bene, l’amica coi codini dell’infanzia di noi ragazze degli anni Settanta oggi sarebbe una bella donna bionda.
Ne parlano tutti e non ho potuto fare a meno di riflettere su un po’ di cosette.candy-wallpaper-big

Robotini a parte faccio mente locale sui cartoni che mi facevano compagnia da piccola: Candy Candy, Remì, Heidi, Anna dai capelli rossi, Tom Sayer, Peline Story, Marco – Dagli Appennini alle Ande, Belle e Sebastièn, Annette, Pollyanna, Lovely Sara… avete presente? Uno stuolo di bambini disadattati, quasi sempre orfani e problematici che solo con enorme e indicibile fatica raggiungevano la felicità, che nella migliore delle ipotesi si identificava in una “famiglia”.
Roba da assistente sociale e TSO (trattamento sanitario obbligatorio), per intenderci.

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E se non erano orfani avevano qualche turba seria come Lady Oscar che era donna e faceva l’uomo (oggi sarebbe una drag queen al contrario?) o la Principessa Zaffiro in perenne crisi di identità tra l’essere donna e doversi comportare da uomo per poter salire al trono.

Oppure c’era chi come Georgie trombava allegramente col fratellastro o Lamù la ninfomane volante col suo bikini tigrato.

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Praticamente se siamo arrivati sani e salvi alla maturità è un miracolo. Eppure…

Oggi non si fa che parlare di integrazione, educazione all’uguaglianza, insegnare ai bambini ad accettare le diversità, inculcargli lo spirito di sacrificio…

Mentre a noi degli anni Settanta nessuno diceva nulla.

Venivamo su a pane e cartoni.

Cartoni animati che le sfighe le affrontavano tutte: dalle disabilità alle malattie, dalla povertà alla schiavitù e che, sotto sotto, avevano sempre una morale.
Heidi aveva l’amica disabile, Candy si emancipava dall’essere orfanella diventando una infermiera e conquistando il bello e impossibile Terence.
Peline faceva ammorbidire il cuore al burbero nonno Vulfran, Annette cresceva da sola il fratellino perché la mamma era morta di parto.
Persino Memole, creatura di fantasia, era l’amica del cuore della bimba, malata, Mariel.
E potrei continuare all’infinito.
Perché anche i cartoni in cui si parlava di sport da Mimì Ayuara alla cugina Mila, da Olly e Benji a Jenny la Tennista insegnavano che nulla si conquista senza sforzo, disciplina e sacrificio.
Senza dimenticare che in quasi tutti i cartoni c’era sempre un fedele amico animaletto, giusto per insegnare l’amore a 360°.

E oggi?

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Oggi i bambini sono soggiogati da una maiala rosa antipatica e irriverente che si chiama Peppa Pig o dalla concorrente, più fashion, in braghe a righe e abitini rossi, Olivia. Le femmine sognano di diventare principesse come Sofia o chirurghe come La Dottoressa Peluche che oltretutto è figlia di un medico, ha una villa con giardino e piscina etc etc e sono rompipalle come Masha & (il povero) Orso. I maschi? Si dividono tra le macchine parlanti di Cars e squadre di cani multitasking come quelli di Paw Patrol.

Per la serie: esempi da seguire.

Credo che comprerò al Ribelle dei dvd. Anche fossero solo quelli dei Puffi che almeno, quanto a insegnare la democrazia erano il top. Tò.

i puffi cartoon

 


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