Utili&futili

Questo weekend sono scesa in Puglia a festeggiare il compleanno del Ribelle.

Non ho avuto tempo di leggere nè di collegarmi per cui non avrete la solita rubrica del “Top of the post” ma vi volevo rendere partecipi di un’emozione.

Sono passati due anni. Due meravigliosi anni da quella mattina del 25 aprile 2013 in cui la mia vita è stata letteralmente sconvolta, ribaltata, stravolta. Faccio ancora fatica a rendermi conto che quell’esserino meraviglioso che ha riempito le mie giornate è mio figlio.

Ogni tanto lo guardo perplessa e resto incantata dalla meraviglia della vita.
Proprio come quel momento in cui due anni fa l’ostetrica me lo mise in braccio e tutta la sala parto si mise a ridere per la mia faccia interrogativa : “Emocosèstacosachemiavetemessoaddosso?”

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Quella cosa è un omino che cresce e mi stupisce ogni giorno, che mi ha dato la giusta dimensione dell’esistenza.
Io che vivevo alla giornata e che ero la principale azionista del gruppo “del doman non v’è certezza”.
E invece quella certezza oggi la cerco come il pane perché a lui vorrei lasciare un futuro solido e migliore.

Proprio in questi ultimi giorni ho sentito un paio di amiche incinta che erano “deluse” dall’aver scoperto di aspettare un maschietto.

Anche io lo ero.
Me lo ricordo ancora quando mi dissero i risultati della villocentesi.

«Signora, è un maschietto!».
Maschietto??? Ma quando mai, io voglio la femmina.
A momenti ribaltavo il medico e azzannavo il BirbaPapà nell’ambulatorio.
E infatti ho fatto fatica ad accettare la cosa per nove mesi.
Non riuscivo a trovargli un nome: io per tutta la vita avevo pensato solo a nomi da femmina.
E poi come avrei fatto a cambiarlo con tutte le legende su come pulirgli il coso?
Pensavo che io non avrei potuto giocare con lui a scegliere trucchi e smalti, coordinare i vestiti e inventare outfit per le bambole. Che non potevo insegnargli a ricamare, fare braccialetti di perline, lavorare coi ferri, attaccare strass e luccichini ovunque.
Che i completini da maschio sono tristi e sfigati.
Che io non volevo giocare con macchinine e palloni.
Che volevo andare a farci fare la manicure insieme, non allo stadio.
Che non avrei saputo come gestirlo da adolescente, tra crisi ormonali e peli sul petto.

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Poi è arrivato. Radioso. Sorridente già appena ha aperto gli occhi sul mondo.
E ha cambiato tutto.

Ho dimenticato tulle e fiocchetti e ho optato per righe e quadri.
Ho imparato a gestire il suo cosino pensando che, tutto sommato quando farà la pipì in piedi avrà meno problemi nei bagni pubblici e non soffrirà una volta al mese col ciclo.
Alle bambole abbiamo sostituito macchinine e camion (ma alla fine è una sfida divertente inventare ogni giorno nuove storie “in pista”).
Io e lui facciamo mille cose insieme e vedere il mondo con gli occhi di un ometto non è così male. E i rossetti, quelli vecchi, li usiamo come pennarelli.

E poi lui mi ama.

Vuoi mettere l’amore incondizionato di un bimbo maschio per la sua mamma?
Impareggiabile. Altro che film.

E la mia è diventata una missione.
Far di lui l’uomo che ogni donna vorrebbe al fianco: concreto, sicuro di sé, deciso e appassionato.
E rispettoso. Sempre.
Abbiamo ancora tanta strada da fare.

Per ora, in questi suoi primi due anni, è lui che ha insegnato a me a essere diversa.

Ad accettare ogni giorno come un dono perché ogni giorno posso svegliarmi col suo sorriso, ad apprezzare il valore del tempo, perché ogni istante è prezioso e porta con sé un’evoluzione, a capire che il cuore può contenere una quantità di amore impensabile. É un muscolo e, come tale, se allenato, può espandersi all’infinito.

Non sono diventata più “peace and love”, anzi.
Oggi non perdono più chi mi fa del male perché se sono triste non posso essere una madre serena. Sono più concreta. E perciò mi arrabbio di più contro le ingiustizie ma allo stesso tempo riconosco al volo le cose da apprezzare.

E nel giorno del suo secondo compleanno questo post era doveroso.

Grazie figlio mio per aver rivoluzionato la mia vita e per renderla ogni giorno così entusiasmante. Grazie per avermi insegnato che “il meglio deve ancora venire”…

Il mio augurio più grande? Che quel “meglio” lo si conquisti io e te, insieme, ogni giorno.

Buon compleanno #Ribelle! Ti amo tanto.

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1 commento


  • 2015-04-28 05:23:00

    Martina scrive:

    PiangOooooOOoo!

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