Beauty

Avrei dovuto capirlo da subito.
O almeno da quando lo sguardo sprezzante di mia madre si fermava sul mio rossetto rosso Russian Red* (il rossetto più “uau” della storia dei rossetti) per poi proseguire chirurgico e infastidito sulla mia pancia allegra e rotonda.
«Scusa esci? Ma sei incinta».
«Ti trucchi? Non so se è il caso, sei incinta.
«E che ti depili a fare? Tanto sei incinta».

La gravidanza, e in senso più esteso lo status di maternità, è per le donne della mia famiglia una strada senza ritorno, una specie di condanna senza appello per loro che –così come le loro progenitrici- fanno del rigore un precetto di vita, dell’essere dimesse un vanto, della mortificazione della propria femminilità praticamente un punto d’orgoglio. 

E’ così, in questo clima da Grande Depressione che ho tenacemente portato avanti la mia gravidanza, coccolando ogni giorno quel pancione tondo che nessuna mano maschile ha mai accarezzato, ma solo le tante eccitatissime, complici mani delle mille zie di colei che oggi più che una ragione di vita è la vita stessa; alla ricerca di ragioni valide per rinunciare a guardarmi allo specchio e trovarmi carina.

Un esercizio di frivolezza stoico e continuativo che mi ha inserito di default nel girone di coloro che “ma non hai niente a cui pensare, ma che ti sei messa addosso, ma insomma, ormai sei una mamma”. Ormai.

Nel mai abbastanza applaudito Matrimonio all’Italiana ad una sublime Sophia Loren, Vittorio De Sica, il regista, fa pronunciare una frase che ben sintetizza questo cupo, denso, asfittico clima di austerity, in cui si fa carne l’impossibilità di conciliare bellezza e maternità: ″Me voglio presentà comme ‘a ‘na mamma″ dice in attesa di incontrare i figli, levandosi il rossetto con un gesto sgraziato.

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Dal film “Matrimonio all’italiana” con Sofia Loren, 1964

Ora, vorrei ricordare a mia madre, alle mie zie, a mia nonna, e a tutte quelle che fanno del pantalone della tuta e del mollettone una ragione di vita, che quel film è degli anni ’60 e ad oggi non è più necessario essere un cesso se si sta per scodellare un pupo.
Non è condizione indispensabile insomma, neanche quando quel pupo è diventato cosa altra da noi e lo si accompagna a fare le vaccinazioni, al parco, se ce lo si trascina dietro per andare a prendere un aperitivo con le amiche.

E neanche quando quel pupo, suddetta ragione di vita, è magari in un lettino di ospedale, spaventato, deluso da te che non lo strappi via dai tubi per stringertelo al petto, gli occhi increduli che cercano intorno a sé oggetti familiari, colori, luci.

Anche in quei giorni infiniti, che ho mio malgrado dovuto vivere con la mia piccola, in quelle ore che sembrano settimane, mi ha accompagnato il mio rossetto Russian Red*, amico, complice, sostegno. E, e di nuovo, tra le cullette, ho ritrovato lo sguardo sprezzante di mia madre. Ma stavolta era lo sguardo di altre madri, distrutte come me, ma diversamente da me annichilite dalla vita prima che dalla paura. Madri che hanno scelto di scordare di essere state donne, prima che giovenche, madri dimentiche di avere una vagina multifunzione, madri che perfezionano la loro sofferenza in un aspetto sciatto, dimesso, ai limiti delle norme igieniche.

Come se andare in giro ciabattando rendesse più vero il loro dolore, più autentico il loro istinto materno, più meritate una guarigione, una buona notizia.

Io con il mio rossetto e le mie gonne col tulle, le mie collane e le spille oversize forse non ho accelerato la guarigione di mia figlia, né ho fatto breccia nel cuore di qualche madonnina triste e severa cui si rivolgono mamme pure loro tristi e severe e trasandate.

So però che prendermi cura del mio aspetto, anche in quelle ore lunghissime, mi ha aiutato a sentirmi meglio, a restare in contatto con la parte sana di me, e soprattutto mi piace pensare che un po’ di quel colore sia arrivato dritto al cuore di una bambina spaventata, in cerca delle sue piccole, quotidiane conferme.

N.B. Per le amiche appassionate di beauty: Rossetto Russian Red di Mac Cosmetics


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2 commenti


  • 2015-09-30 15:31:09

    Micaela scrive:

    Per esperienza personale, posso dire di essermi ritrovata tra le mamme con mollettone e tuta h24, ma ti posso dire che questa mia trasformazione era avvenuta inconsciamente, in pratica ero scivolata in questo nuovo modo di essere senza neanche accorgermene.Ecco, ci è voluto un po' per rendermene conto.E se questo post può servire a qualcuna di noi ad aprire gli occhi e a capire che anche se ci si mette un filo di rossetto ed un paio di tacchi si è ugualmente brave mamme, allora avete fatto bingo!

  • 2015-09-30 15:24:27

    theswingingmom scrive:

    Grande! tu ci scherzi ma avevo letto anni fa un articolo che parlava proprio di questo rapporto tra crisi/guerre/austerity e frivolezza/cosmetici/rossetti. Non è lui, ma esprime lo stesso concetto http://hathos-makeup.blogspot.it/2013/08/lipstick-index-combattere-la-crisi.html

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