Utili&futili

Ho deciso di parlare di anoressia e bulimia.

Che senso ha parlarne su un blog di mamme?

Ve ne parlo per promuovere un’iniziativa che mi sembra esemplare, perché penso che fare corretta informazione anche su temi scottanti sia fondamentale, ma anche perché durante la conferenza di presentazione di questo progetto mi sono davvero commossa e ho sentito di dover fare qualcosa.

Tutto parte da un insolito connubio: quello tra Wycon Cosmetics, brand italiano di make up e ABA associazione senza scopo di lucro fondata da Fabiola de Clerck e impegnata da più di vent’anni nel campo dell’informazione, prevenzione e ricerca di anoressia, bulimia e disturbi alimentari.

Cioè una roba frivola e una estremamente impegnativa. E qui viene il bello.

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Aba e Wycon hanno dato vita al progetto #coloralatuavita.
Wycon ha creato tre smalti in edizione speciale che verranno venduti nei suoi store e on line (costano solo 3,90 €) e tutto il ricavato della vendita servirà a:

  • sostenere il numero verde gratuito di Aba a sostegno di malati e familiari
  • organizzare un progetto di sensibilizzazione all’interno delle scuole di secondo grado italiane
  • realizzare il “quaderno della vita colorata”, un opuscolo informativo che spiega cosa siano le dipendenze e i disturbi del comportamento alimentare.

Già, perché una dipendenza da cibo non è differente da una dipendenza da droga.
Un bulimico o anoressico soffre allo stesso modo di un tossico che si buca solo che procurarsi la droga “cibo” è molto più semplice: non hai bisogno di un pusher, basta andare al supermercato o al bar sotto casa e ingozzarti.

Parole forti ma che servono a inquadrare il problema.

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Queste dipendenze psicologiche che siano o no da sostanze (anche la ludopatia – la dipendenza ossessiva dal gioco è una dipendenza), sono malattie sociali che nascono da abusi sessuali, psicologici, maltrattamenti fisici , traumi che si verificano nella maggior parte dei casi in famiglia, ad opera di quei soggetti di cui il “paziente” si fida e che dovrebbero tutelarlo.

Tradotto: ad opera di madri, padri, zii, medici di famiglia, nonni…

E’ questo il punto che mi ha più colpita.

In Italia ne soffrono più di 3 milioni di persone e il numero è in aumento. Nell’85 % si tratta di donne adulte, adolescenti e bambine ma il fenomeno riguarda anche gli uomini.

Le prime a soffrirne, ripeto, sono le donne, spesso madri, madri depresse che se la prendono con i bambini, mamme che picchiano i piccoli, magari sulla bocca, generando quell’istintivo rifiuto del cibo, madri che esprimono la loro rabbia irrisolta sul primo che capita. E chi è la persona più vicina che “capita”? I figli.

E allora non ci si  deve meravigliare se casi di anoressia e bulimia sono stati registrati già a 8 anni di età, insieme a disordini più complessi come la difficoltà a deglutire o il disturbo emotivo che porta a evitare cibo.

Vi ricordate Isabel Caro, la modella francese scelta per la campagna Nolita e fotografata da Oliviero Toscani che fece scandalo? Il suo corpo esile e consumato dalla malattia fu ritratto nudo, la pubblicità fu poi ritirata perché fu accusata di incoraggiare all’emulazione.

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Isabelle morì nel 2010 a 28 anni, pesava 31 kg ed era alta 1,64 cm.
Poco dopo, la madre, che finalmente si era resa conto del male inflitto alla figlia, si suicidò.

La madre era la chiave del problema. Separatasi dal marito quando Isabelle aveva solo quattro anni, si era legata alla figlia in modo malato. La figlia cresceva e lei cercava di evitare la sua crescita.
« Ho avuto un’infanzia molto complicata, molto difficile, molto dolorosa. La più grande fobia di mia madre era che sarei cresciuta. Trascorreva il suo tempo a prendermi le misure. Mi faceva indossare vestiti di una bambina di 4 anni perché rifiutava che io crescessi. Lei non mi permetteva di uscire perché aveva sentito che l’aria fresca faceva crescere i bambini e per questo mi teneva chiusa in casa. È stato molto traumatico» ha scritto Isabelle nel suo libro autobiografico “La ragazza che non voleva crescere” (Cairo Editore).

Anoressia e bulimia trovano nel cibo l’anestetico al dolore interiore, hanno a che fare con la percezione del corpo che diventa lo strumento attraverso il quale si comunica il proprio dolore. Il corpo diventa oggetto di maltrattamento nella privazione (anoressia) o nel riempimento smodato (bulimia).

Ma in realtà dietro questo comportamento di privazione c’è una fame disperata di attenzioni, di relazioni e il paradosso è nel rifiuto. Rifiutare tutto per affermare una propria identità: non mangio quindi esisto.

E per arrivare ad avere quel riconoscimento sociale si è capaci di tutto, persino diete atroci come quella di ingoiare cotone idrofilo per placare la fame ed avvertire un senso di sazietà, come fanno le modelle.

anoressia, bulimia

Photo courtesy of Christy Mckenna

Spesso non è solo la famiglia il luogo in cui nasce il disagio ma anche gli ambienti in cui si cresce, le palestre, le scuole, le compagnie a portare a queste distorsioni della realtà.

Maria Francesca Garritano, etoile della Scala, è stata ad esempio allontanata dal corpo di ballo perché ha osato rivelare a quali pressioni psicologiche venissero sottoposte le ballerine, arrivando a soffrire di anoressia pur di incarnare l’ideale di ballerina classica silfide, efebica.

Maria Francesca ha vinto la sua lotta all’anoressia e ora anche la sua causa legale contro la Scala ed è stata reintegrata ma quante soccombono?

Al contrario Elisa d’Ospina modella curvy, ha fatto della sua fisicità il suo punto di forza ribellandosi a chi, per farla lavorare, le aveva chiesto di perdere 30 kg.
Lei ora fa la modella per le taglie curvy, (parliamoci chiaro, per la moda è curvy è già una 42!). Quando con il termine curvy altro non dovrebbero intendersi che quelle donne dotate di una fisicità normale, magari con un po’ di tette e di fianchi. Elisa lavora in tv insegnando ad accettare il proprio corpo attraverso consigli di stile (nel programma Detto Fatto su Rai Due) ma va anche nelle scuole a fare informazione e sensibilizzare gli adolescenti su un corretto rapporto con il cibo.

Cibo che per Alida Gotta, cuoca e finalista della 5 edizione di Masterchef Italia, si è trasformato da nemico in elemento di riscatto.

Alida, 25 anni, figlia di una ex atleta, da piccola aveva un rapporto malato col cibo perché sua madre era ossessionata da calorie e cibi healthy, doveva pesare tutto e prestare attenzione a tutto ciò che mangiava. Ha sofferto per anni di anoressia e oggi si è riscattata da questo rapporto distorto proprio attraverso il cibo e la cucina.

Storie vere che ad ascoltarle il cuore si stringe in un pugno.

Storie come quella di Lucia, la figlia di amici di famiglia.

Anoressia, bulimia, pancia

Photo courtesy of Christy Mckenna

Io avevo  poco più di 14 anni, un fisico ancora poco femminile, ero magra e scura di pelle, quasi un ragnetto. Lei invece, Lucia, aveva 19 anni, era rotondetta ma non grassa, sempre malinconica.
Lucia aveva alle spalle un’ottima famiglia, ma non mangiava.
Era anoressica ma non era ancora arrivata a diventare l’ombra di sé stessa.
I suoi genitori l’avevano fatta curare (il che più di vent’anni fa era già una conquista: avevano riconosciuto che la figlia aveva un problema).
E sembrava ci stesse riuscendo. I suoi le avevano addirittura consentito di vivere da sola, convinti della riuscita della cura.
Ma Lucia, semplicemente, era passata da una dipendenza (quella dal cibo) a un’altra, quella dalle pasticche. E così un giorno, il suo senso di vuoto interiore lo ha riempito con tante pastiglie.E se ne è andata.

Sono passati tanti anni eppure quando ci penso, ricordo ancora quella sensazione di impotenza che lessi negli occhi dei genitori che da allora convivono con questa “mutilazione” dell’animo.

Vi ho parlato di questo e lo farò ancora perché siamo noi madri le prime a dover insegnare ai nostri figli a vivere bene, siamo noi donne a dover “custodire i figli e non semplicemente guardarli”, come ha sottolineato Fabiola De Clerck e, se fare informazione può servire a dire stop a questi problemi (sono disturbi anche gli attacchi di panico e la depressione per intenderci), ne parlerò all’infinito.

Intanto andatevi a comprare gli smalti di Wycon Cosmetics, che è per una buona causa. Curiamo, anche esteticamente, quelle mani che devono dare amore, proteggere e MAI fare del male.

E se conoscete qualcuno che ne soffre o avete anche solo il dubbio di i soffrire voi tesssdi un disturbo comportamentale, chiamate l’ABA, loro vi aiuteranno…

Da soli, purtroppo, non se ne esce.

Per sdrammatizzare, ecco il saluto di Elisa d’Ospina a noi Birbamamme

 

 

 


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