Pappa

BirbaMamma Blu ci racconta la sua esperienza col tiralatte. Uno dei regali più graditi di suo marito. E il motivo è presto detto…

Il tiralatte è stato uno dei primi e sicuramente più utili accessori acquistati alla nascita del mio primogenito. Come la stragrande maggioranza delle neomamme all’inizio anch’io ho avuto i miei momenti di crisi con l’allattamento, pratica che tutte le ostetriche descrivono come la più naturale e spontanea del mondo, ma che in realtà getta nello sconforto quasi tutte le puerpere.

tiralatte antichi (6)

Data la mia acclarata difficoltà ad ingranare con la pratica lattatoria, mentre ero ancora in ospedale il buon marito invece che con il proverbiale mazzo di fiori o brillante, comunque giammai sgradito, si è presentato al mio capezzale con un bel tiralatte manuale della Avent. Provvidenziale! E ora che è passato qualche anno mi è parso addirittura di averne visto uno molto simile marchio Coop. Dopo avere letto e riletto le istruzioni, tra l’ansia a mille e i dubbi tipo: riuscirò mai ad estrarre del latte dal mio corpo? E prima ancora: riuscirò a montare correttamente questa pompa idraulica in miniatura senza avere una laurea in ingegneria? Ho appoggiato la coppa del tiralatte al petto. La prima sensazione? Quella di essermi appena messa al seno una tromba da stadio. Già mi immaginavo la curva sud fare la ola alla prima goccia di latte che sarei riuscita ad estrarre. Praticamente mi sembrava di avere addosso un reggiseno in plexiglass che nemmeno la più scafata Madonna anni 90, con tutte le sue gueperie Jean Paul Gautier con particolari anatomici in rilievo avrebbe azzardato. Ma intimo originale a parte, volevo raggiungere il mio traguardo: stillare la prima goccia. Ovvero superare paure, dubbi, incertezze e imbroccare la posizione giusta, creare il vuoto e iniziare, con fiducia cieca, agnostica, a tirare e tirare perché prima o poi “Qualcosa succederà!”

Avent.Tiralatte.Manuale

E in effetti dopo alcuni lunghissimi, interminabili istanti e dopo qualche lacrimuccia dettata un po’ dagli ormoni un po’ dalla mortificazione (perché non potevo allattare in maniera naturale e radiosa come la protagonista di “Paradise” a tre minuti dal parto svoltosi in totale solitudine e con perfetta acconciatura su di una isola deserta?), la prima goccia è finalmente uscita. Da un lato la meraviglia e il sollievo, dall’altro l’atroce domanda: se ci ho messo 10 minuti a mungere una misera goccia come farò a sfamare il gnolante neonato che pare riemergere proprio ora da secoli di fame inappagata? Mi sentivo come la particella di sodio dell’acqua minerale: sola nel vuoto pneumatico. Eppure, tranquille mamme, se avrete la fortuna di avere latte, perchè di fortuna si tratta, la stimolazione del bambino in primis e del tiralatte poi vi faranno aumentare la produzione sino a sfamare ogni più affamato bipede. Non arrendetevi perchè il tiralatte sarà un vostro fedele amico anche in tutte quelle situazioni in cui, non potrete erogare il rancio “alla spina” alla creatura.

Ma veniamo ai consigli pratici che ho imparato sulla mia pelle. Anzi su quella del mio seno, per l’esattezza.

Un tiralatte non è altro che una pompa, a funzionamento manuale o elettrico, che estrae il latte materno e lo veicola in appositi contenitori per la conservazione e successiva somministrazione al bimbo in caso di assenza della madre. Personalmente io ho usato sempre il tiralatte manuale, quello elettrico mi dava una strana sensazione, di mucca da batteria, ma in realtà è questione di comodità.

Il consiglio è: tiratevi il latte in una situazione di tranquillità e in un ambiente riparato, sia perché essere rilassate aiuta anche il flusso, sia perché, più prosaicamente, si eviteranno impulsi omicidi nei confronti dell’improvvido compagno al primo commento demenziale osservando la suddetta tromba da stadio applicata al vostro seno.

Leggete bene le istruzioni e siate pazienti: all’inizio possono volerci lunghi minuti prima di stillare una goccia di latte.

Poi una volta estratta la quantità utile per un pasto del pupo, mettetela nell’apposito barattolino, e conservatela in frigo se la consumerete nelle successive 48 ore. In freezer invece potete tenere il latte sino a tre mesi.

Segnate sul barattolino sia contenuto che scadenza, onde evitare di dimenticarsi la data di estrazione e soprattutto che il già menzionato compagno lo scambi per un rinnovato packaging di gelato alla crema. Certo la scena della sua faccia una volta rivelatogli di avere ingurgitato latte umano ripagherebbe ampiamente delle battute demenziali di cui sopra, ma vista la fatica che si fa a estrarlo forse non ne vale la pena.

Sterilizzate sempre il tiralatte prima di ogni utilizzo, dopo aver lavato le singole parti con acqua calda e sapone per i piatti. Che aggiungere?

Buon latte a tutte!

 


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