Utili&futili

Ci risiamo. È il giorno dell’invasione di mimose, auguri improbabili alle donne, e messaggi scontati tipo siamo donne tutto l’anno, non ci bastano le parole, vogliamo il rispetto, etc etc.
Per non parlare delle serate a tema con smutandatori folli sul palco che mandano in visibilio stuoli di femminucce urlanti o compagnie starnazzanti di donne che si riuniscono modello caserma, finalmente libere da mariti/pargoli/amanti e che parlano, ovviamente, di mariti/pargoli/amanti.

Ma non voglio polemizzare, una festa è sempre una festa e oggi è quella di noi donne.
Già, ma cosa ci rende davvero tali?
Quando una femmina diventa donna?

Ho provato a riflettere, se c’è stato un momento nella mia vita che ha segnato questo passaggio.
Il momento in cui sono andata a vivere da sola, quello dell’emancipazione col lavoro, quello del primo bacio o del primo rapporto sessuale, la nascita di un figlio…

Nessuno di tutti questi, forse, è stato fondamentale.

Io sono sempre stata un maschiaccio, una di quelle che dice le cose senza la delicatezza che si addice a una signorina, che non ti porge la mano ma ti tira la pacca sulla spalla come un amico, una che ama più le moto che il tricot, che commenta ad alta voce e non sussurra, che si siede scomposta e che cammina come una papera, coi piedi aperti e non stringendo le chiappe per sculettare.
Tutto questo però in un corpo pieno di curve.
Il che ha autorizzato spesso commenti poco graditi da parte dei signori uomini, mi ha costretto a nascondere nell’adolescenza un décolleté generoso in improbabili lupetti contenitivi, ha limitato la mia libertà di espressione per timore che il mio essere “friendly” venisse scambiato per essere “easy”. Che poi giusto perché si sappia, se una è particolarmente affettuosa non vuol dire che, automaticamente, te la dà.

Eppure ho sempre invidiato quelle che sapevano essere fighe senza esagerare, sempre composte e con le parole giuste, eleganti e mai eccessive.

Quelle che non dicevano mai una parolaccia e che se lo facevano era “Oh, Mon Dieu!”

Delle signorine bon ton e non delle birbe, ecco.

Ma poi c’è stato un click. E io sono diventata donna.

Quando? Nel momento in cui ho capito che dovevo essere me stessa e non ciò che gli altri si aspettavano che fossi.
E che potevo esserlo senza temere di essere fraintesa.
Io che da piccola volevo assolutamente piacere ed essere simpatica a tutti ho finalmente capito, un giorno, che la ricchezza, invece, era proprio nel non piacere a qualcuno.

Spesso ci facciamo condizionare dal contesto sociale in cui viviamo, dalle parole sbagliate di falsi amici, da un’educazione troppo rigida e provinciale, dai commenti poco carini di qualche uomo col testosterone impazzito, o da poveri incivili mentecatti, uomini e donne che si divertono a minare la tua autostima.
E dimentichiamo di valorizzarci ciò che ci rende persone speciali, ciò che ci rende donne e non solo femmine.

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Il mio bottoncino del cambiamento è scattato tardi eh, con calma.
E solo grazie a persone che hanno saputo farmi sentire sicura, protetta, unica.
Che no, non vuol dire essere trattata da principessa, sentirmi apprezzare per le mie caratteristiche fisiche, lodata per la mia (incontestabile!) intelligenza o essere ricoperta di doni.
Ma persone che mi hanno amata così come sono, e hanno amato i miei difetti, le mie cicatrici morali e fisiche, i miei capelli, i miei pensieri, i miei occhi , le mie sclerate e le mie lacrime, i miei gesti e le mie parole.
Dove amore è un concetto che va oltre l’amore di coppia e include quello tra esseri umani.
Amiche, amici che mi hanno accolta senza pensare di cambiare nulla di me.
E tra queste persone è arrivato poi anche l’amore. Lui mi ha aiutato a “chiudere il cerchio” amandomi senza se e senza ma, così come ero, imperfetta e unica.

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Ecco la risposta dunque.

Impari a essere donna quando capisci che tu che sei così e non c’è nessun altra come te. E ne vai fiera.

Perché non c’è un essere umano uguale all’altro e questa unicità e la possibilità di comprenderla e svilupparla al meglio, differenzia femmine e maschi da donne e uomini.

Perciò oggi, accettate auguri e mimose, un dono è sempre un dono, ma ricordatevi di non permettere a nessuno di giudicarvi: e amatevi, sempre, ogni giorno, un po’ di più.

Vi lascio con due suggerimenti:

Per aumentare l’autostima, provate a recitare il #mantrabonsai di Katia Giannini Amare se stessi. Trovate tutte le indicazioni nella pagina That’s Good News della bravissima Assunta Corbo.

Guardate questo nuovo video di Acqua Vitasnella  “The Perfect Woman” su You Tube che è on line proprio da oggi per celebrare la festa della donna e guardatelo perché rende bene il concetto che ho cercato di esprimervi a parole e in modo più globale. Racconta di una donna, che si accetta, per come è, senza lasciarsi “cambiare” dagli altri. Il filmato si conclude con l’invito a “non lasciare che nessuno ci dica come si deve essere” e lancia l’hashtag #MeStessaAlMeglio.

Ps. Ricordatevi sempre che chiunque avrà sempre qualcosa da dire, sul vostro modo di pensare, fare, comportarvi o sul vostro aspetto fisico.
E no, nessuno può permettersi di farlo.

 


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