Utili&futili

E anche questo Natale, è andato.

Decorazioni, stelline, luci, atmosfera magica.
Si vabbè.
Io voglio raccontarvi il backstage, cioè quello che c’è dietro un Natale che tutti vorrebbero “perfetto”.

Quest’anno sono arrivata al Natale impreparata. Svogliata, un po’ stanca e demotivata.

Il Natale è quella festa che ti mette difronte a una serie di domande e ti fa fare i conti con te stessa: dove sono, dove avrei voluto essere, con chi, perché, cosa avrei voluto fare, chi ho davvero accanto.
Insomma, ti fa necessariamente riflettere.
Io sono arrivata anche arrabbiata
perché mi ero ripromessa di fare un triliardo di cose e invece mi sono ritrovata a incartare regalini la notte del 24 e svegliarmi con influenza, mal di gola e due occhiaie da panda il 25. Che poi nelle foto vengo fuori come la cugina tossica, e vabbè.

Soprattutto quest’anno non ero felice.
Non c’era un motivo valido ma tante piccole inezie che alla fine, forse valgono un motivo valido ma che prese singolarmente sono cazzate.

Quest’anno il Natale mi ha messo ansia.

Non mi ha mai fatto quest’effetto ma da quando sono a Milano e soprattutto da quando faccio la blogger e mi confronto col mondo “virtuale” ogni celebrazione diventa quasi una gara.

Perché ti devi confrontare con influencer super gnocche, magrissime, che si alzano col trucco fatto e senza occhiaie (e che hanno mediamente la metà dei miei anni), mamme con figli impeccabili che non dicono mai “No” e case da copertina, wishing list che io manco in tutta la vita ho messo insieme Prada, Cartier e Gucci sulla stessa riga. E manco sullo stesso foglio.

Ok, direte voi, basta cambiare termine di paragone.

Va bene, approfondiamo: vedi foto di coppie con sorrisi stucchevoli, che si amano come il primo giorno, famiglie “allargate” in cui suoceri, cognati, cugini, nonne, amanti, figli del nono matrimonio, figli di primo, secondo, ottavo letto vanno tutti misteriosamente e meravigliosamente d’accordo, cuoricini che esplodono ovunque. E tu ammazzeresti chiunque ti passi davanti, anche se è Natale.

Vedi outfit (abiti scarpe e accessori, capiamoci) abbinati come se Enzo Miccio e Carla Gozzi abitassero nel tuo armadio e la mattina ti porgessero i capi giusti per non farti sbagliare.

Ecco. Vi è venuta un po’ d’ansia anche a voi o state rispondendo: ma tanto è tutto finto?

Già. Lo sappiamo tutti che è tutto finto perché la vita vera è altro, le coppie scoppiano, i bambini sono capricciosi, i fratelli si odiano, c’è gente che non ha una casa, c’è chi non arriva alla fine del mese, chi viene licenziato dall’oggi al domani, ci sono le guerre, la povertà, i cibi modificati, la fame, la xilella, i terremoti, le cavallette e le sette piaghe… Etc etc.

Ma il virtuale è sempre più il termine di paragone perché la gente passa più tempo sui social che a guardarsi in faccia. E se ti metti a nudo sui social, come faccio io, lo scotto che paghi è quello, a volte, di non sentirti all’altezza.
E poi, diciamoci la verità, anche se nel mondo ci sono miliardi di cose che non vanno, tu aspiri a vedere quelle che vanno, mica la gente che si lagna, o no?

Ma eravamo partiti dal Natale…
Nella mia mente mi ero immaginata un Natale perfetto/finto, tutto lucine, amore scoppiettante e perfezione. Insomma un Natale da Instagram.
E pensavo che Babbo Natale sapesse leggere i post-it con “precise richieste” disseminate per casa.
E volevo fare le foto impeccabili, la tavola con le porcellane e gli argenti, i regali incartati alla perfezione che manco da Tiffany.

E invece il giorno di Natale mi sono svegliata col mal di gola, le occhiaie, l’ho già scritto, lo so ma mi hanno dato particolarmente fastidio.

Non avevo un outfit studiato giorni prima. E anzi prima di uscire di casa mi sono tolto le calze che me le ero smagliate (e per fortuna c’erano 16 gradi).

Non ho trovato quello che avrei voluto sotto l’albero, il mio Babbo Natale era orbo, e soprattutto non c’era quel clima tutto peace and love delle migliori famiglie e non sto a raccontarvi i dettagli perché anche nelle “migliori famiglie” ci sono situazioni che manco nei peggiori bar di Cuba, parafrasando un famoso spot.
E  io quest’anno ero particolarmente suscettibile e poco incline alla “volemose (fintamente) bene”, ero piuttosto nel mood “odiamoci ma facciamola finita con questa farsa una volta per tutte!”.

 

albero di natale

Poi però…
Mia mamma, nonostante abbia avuto dei problemi di salute, aveva fatto un albero strepitoso e preparato piccoli regalini da farci trovare, comunque, sotto l’albero.
Con amore, dedizione, cura.
Tutte quelle cose che nelle foto su Instagram non puoi mettere.

E poi siamo andati a pranzo da mia zia.

Ogni anno mia zia inventa decori, segnaposto e addobbi che Elle Decor scansate proprio, ma quest’anno, si è superata: a un certo punto è sparita mentre noi ci perdevamo nei convenevoli di rito ed è tornata travestita da…

Gesù Bambino.

Ora, voi capite che vedere una stimata professionista, serissima, trasformata in un puttino biondo con tanto di ciripà, saltellante per casa è ,quanto meno, divertente?

N.B. Se vi chiedete da dove ha origine la mia pazzia, guardate il video: è di famiglia.

Al di là delle risate, questa sua performance mi ha riconnessa col mondo e fatto ritrovare il mood giusto.

Non solo la voglia di stupire gli anziani genitori e far divertire i nipotini ma il mettersi in gioco, fregarsene del giudizio altrui, fare tutto con estremo e profondo amore. Ecco cosa c’era dietro quel “travestimento”. Mia zia ha fatto tutto questo per rendere il nostro Natale migliore.

E io sì che mi sono sentita un po’ in colpa.

Perché a volte dimentico che lo spirito del Natale non è certo mettersi in competizione a chi ce l’ha più grande (l’albero) o più ricco (il Natale non il portafoglio). Ma semplicemente godere delle piccole cose col sorriso. E soprattutto fregarsene. Perché tanto non sarà mai tutto perfetto.

La filosofia giusta per sopravvivere? Quello che non puoi sistemare, ignoralo.
Avete presente quel mantra sempre valido in qualsiasi situazione che recita… Suca? Ecco.

Non sto dicendo che il mio Natale è diventato miracolosamente perfetto, anzi.
Io la malinconia ce l’ho ancora addosso, ma ho capito che certe cose non le posso cambiare, e che posso solo divertirmi nella mia imperfezione e cercare di essere il più felice possibile con quello che ho e cercare di sistemare quello che è nelle mie possibilità.

E no, non sono quella che ora ve la menerà con una morale perbenista e con la storia di pensare a quelli meno fortunati e bla bla bla perché tanto, la maggior parte delle persone i paragoni li fa con chi ha di più e non chi ha di meno, con chi sta meglio e non con chi sta peggio.
E io faccio parte della media, quindi se posso, amo sognare il meglio, non augurarmi un incubo peggiore.
Però il mio Natale imperfetto e malinconico alla fine è stato divertente, e quando si sorride tutto appare in una veste diversa, non trovate?


Perciò ho scelto di condividerlo con voi.

Che vi giunga il mio sorriso migliore, che poi i conti veri li facciamo il 31.


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