Utili&futili

Oggi è il mio compleanno.
A un certo punto è inevitabile fare dei bilanci.
I primi compleanni sono quelli coi palloncini e i lecca lecca, tra bambini urlanti e festosi, in cui le tue wishing list comprendono solo nomi di giocattoli.
Poi ci sono i compleanni dell’adolescenza, che aspettavi solo per avere la scusa per invitare chi ti piaceva, ballare al buio, sfiorarti la guancia.
Poi arrivano i 18 ed è il primo scoglio, il debutto in società, diventi grande e cominci a contare il tempo in maniera diversa, è quasi un tuffo.
I compleanni dai 20 in poi sono ubriacature, chiacchiere sui muretti, sigarette e notti insonni, qualche fuga romantica ma soprattutto serate con le amiche a ridere.
Poi i trenta, quando cominci a invitare i colleghi e tutto diviene più serio, però tu aspetti ancora mezzanotte per vedere se lui sarà il primo a dirti auguri e non sai ancora bene da che parte stare.
In un baleno ti ritrovi a fare cifra tonda, ancora, a varcare quella soglia in cui non puoi più prendertela perché ti chiamano “signora”.
I miei 40 poi sono stati il “punto di non ritorno”:  avevo un pancione enorme e di lì a poco avrei avuto per sempre un tizio basso a ricordarmi che non ero più sola.

cuore luminoso

Quanta strada. Quanto tempo mi sembra passato da quei 40, ho smesso di contarlo.
Oggi ne compio 40 +, perchè quei 40 hanno segnato la ripartenza. Ormai è una vita nuova. L’unico rimpianto è che i miei neuroni sembrano aver smesso di contare il tempo già tanto tempo fa, quando si facevano follie e magari ci si vestiva a tema per ogni genetliaco.

Quest’anno avrei voluto fare un compleanno al mare. Ma non quello vero, mi sarei accontentata di un acquario, tra pesci e sirene, con qualche unicorno di passaggio perchè in fondo il mondo a cui appartengo è misto tra acqua e cielo, tra sogno e realtà e, forse, non ho mai voluto diventare grande.
Ma il mondo reale mi ha ricordato che queste “pazzie” di lunedì non si fanno, e forse nemmeno di sabato perchè “all’età tua una festa a tema non ci sta” e pure la torta è un optional.
E la fanno solo quelle che che hanno tanti soldi da buttare o le influencer per far le foto. Se vuoi fai un aperitivo. E senza il tizio basso.

Ma se deve essere festa voglio che lo sia come dico io, sennò festeggio così, tirando i bilanci di una festa che non c’è ma ci sarà sempre nel mio cuore, dove si sono dati appuntamento le sirene e gli unicorni per leggere i messaggi di auguri piovuti sui social e sul telefono e persino nella casella della posta, a testimoniare che faccio parte di un mondo davvero antico.
E io a quel mondo ci sono ancora affezionata.
Perché non è vero che basta il pensiero amici miei.
Non ci si abitua mai a certe sorprese e a certi gesti.
Perché il pensiero basta quando è davvero tale, quando è fatto di caratteri impressi su un foglietto che poi conserverò gelosamente in un cassetto a prender polvere per anni e anni e anni. E poi lo rileggerò e mi scapperà la lacrima.
O è un fiore regalato con un sorriso e raccolto sul balcone, o una telefonata all’alba,  di mia nonna che si ostina a chiamarmi “morettina” quando ho più le fattezze di una prugna, ormai.
I pensieri sono quelli di mia madre che mi canta buon compleanno con la voce da bambina e di tutto il parentado che mi inonda di affetto in 160 caratteri e qualche trillo.
Il pensiero è chi ti chiama mentre ha il bimbo in ospedale ma non rinuncia a sentire la tua voce, il pensiero è chi si ricorda di te sui social ma ti scrive col cuore, perché  Facebook è solo un memorandum, sta a noi trasformare quegli auguri standard in qualcosa di più.
Il pensiero non basta se non è pensato questo ho imparato in questi 40 anni e so che non voglio abituarmi a pensieri scadenti, mai!

Lui, l’inquilino che occupa la mia vita da quei 40, mi ha detto “Mamma oggi chiedo alla maestra se posso disegnarti un fiore per regalo” e io ero già felice perché questo sì che è un pensiero vero.

Forse dovrei guardare indietro e capire a che punto sono arrivata?
So da dove son partita, so che la strada è ancora lunga e che sicuramente ci saranno ancora tanti ostacoli ma, in fondo, so anche di non essere sola e vedo quel cammino disseminato di fiammelle, come piccole lucciole che indicano la strada. Quelle fiammelle sono i cuori di chi mi vuole bene e me lo dimostra ogni giorno, o solo oggi con un messaggio o quel famoso pensiero. E l’unica cosa che conta, credo, più che guardare indietro, è sperare di andare avanti con tutte quelle fiammelle sempre accese.

Io sono felice oggi. E questo è ciò che conta. E sono grata a tutti per essere qui.

Certo, se poi qualcuno provvedesse a spuntare anche qualche altra voce dalla mia wishing list che non comprende più giocattoli ma strumenti high tech, borse firmate, gioielli fashion e supercazzole inutili da femmina, l’euforia sarebbe al top…

C’è tempo sino a mezzanotte… dicono.


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