Utili&futili

Befane amiche mie, auguri a tutte.

E non ve la prendete se qualche simpaticone ancora si ostina a mandare sms per dirci auguri e prenderci in giro, ironizzando su età o bellezza. E vi dice pure: «Mica te la sarei presa, era per scherzare!»

Poveri stolti.

Loro non sanno che in epoca medievale le notti tra il 25 dicembre e il 6 gennaio avevano una grande importanza: erano quelle che seguivano la semina, giorni pieni di speranze e aspettative per il raccolto futuro, da cui derivava la sopravvivenza nel nuovo anno.
In quelle notti, e soprattutto nella dodicesima notte, quella dell’Epifania, il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati la dea Diana con un gruppo di donne, per rendere fertili le campagne.
Dea Diana e le sue amiche, a occhio e croce delle dee pure loro.
Diana, dea della caccia, della verginità, del tiro con l’arco, dei boschi. Una che non amava la vita mondana e i banchetti, se la tirava in pratica; ed era pure vergine. Provate a dire una roba del genere a un uomo e già gli fate salire il testosterone.
Che notoriamente le dee non è che fossero delle cesse. Altro che Befane.
Le befane erano un gruppo di belle donne indipendenti che se ne andavano in giro e che presagivano la rinascita e la fecondazione della terra. Tiè.

diana, befana

Diana, dipinto di Jules Joseph Lefebvre-1879

Auguri a tutte ste befane capaci, appunto, di portare la rinascita.

Capaci di sopportare enormi pesi fisici e morali sino a farsi spezzare e incurvare la schiena, capaci di portare il sorriso sul viso dei più piccoli anche quando sul nostro viso la vecchiaia lascia solchi indelebili.

E qui ci si ricollega a un’altra tradizione antica, quella che vede nella befana la morte e la rinascita della natura, attraverso il sacrificio di Madre Natura, rappresentata in modo decrepito e senile. Madre Natura, stanca per aver elargito tutte le sue energie e perso l’iniziale e giovanile vigore, diventa una vecchia pronta a sacrificarsi per lasciare il posto alla sua giovane e feconda erede, dispensatrice di buoni raccolti.
Madre Natura, che se lo dici a un uomo la prima cosa che gli viene in mente è la tizia nel programma di Bonolis.
Non esattamente una racchia, per capirci.

madre natura, befana

Che poi nelle campagne, la notte dell’Epifania era considerata una notte magica, durante la quale gli animali potevano parlare. Quindi se vi chiamano befane guardate bene in faccia chi ve lo dice, che magari è un mulo o un maialino…

Auguri a noi che di calze e di denari ce ne intendiamo ma per i maschietti le uniche calze ammesse sono quelle autoreggenti. Pure a noi piacerebbe far le fighe e indossarle, ma guarda un po’, le calze ci tocca riempirle di dolcetti.

Auguri a chi vorrebbe andarsene in giro sulla scopa turbo e invece il turbo lo usa al massimo sulla scopa, quella elettrica, per pulire dove voi, che ci definite Befane, abitualmente sporcate.

Auguri a noi che per un paio di scarpe faremmo follie e c’è ancora chi si ostina a dire che la Befana va in giro con le scarpe tutte rotte. Siate buoni, non siete credibili.

E se pensate che dandoci delle befane ci sentiremo offese, sappiate che belle o brutte, sappiamo distinguere benissimo i buoni dai cattivi. Regolatevi e non ci rimanete male se poi nella calza troverete cenere e carboni.

Quindi,  al prossimo che vi da gli auguri per la befana amiche mie, rispondete sfoderando uno dei vostri migliori sorrisi dicendo cortesemente: «Anche a te e a quella befana* di tua madre!» che la mamma sicuro non si offende.

Ps. In caso di orfani si può citare quella befana della sorella.


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