Bua

C’è un periodo della vita di ogni bambino in cui tutti sanno che il NO è l’unico monosillabo che useranno.

NO, NO e ancora no sino a sfrantumarvi ogni organo al di sotto della cintola.
Accade generalmente intorno ai 2 anni.

“I terribili due” chiamano non a caso gli esperti questo periodo della vita di ogni bambino quando “NO” diventa la risposta a qualsiasi domanda:

Vuoi mangiare?
NO
Vuoi dormire?
NO
Vuoi giocare?
NO
Vuoi bene alla mamma?
NO.
E’ sempre e solo NO, a prescindere.
Però, se sei una mamma che legge e si informa sai già che ci sono passate altre mamme prima di te e che ti ci devi solo rassegnare per un po’ perché fa parte della loro crescita.

Ti fai forza, passerà, non è colpa loro.

Sai che il NO di tuo figlio è uguale a un “Ciao mi chiamo Giacomo e vorrei giocare con te”, “Mamma ti voglio un bene dell’anima”, “Portami a dormire, sono stanco”, “Ho fame”.
Tu sai che per loro è un monosillabo universale e polivalente ti rassegni.

Poi però succede che loro crescono e cambiano risposta, iniziano a dire anche SI, a perdere quella voglia di dire NO. Anzi ti giustificano ogni cosa, ti spiegano, sembrano adulti in miniatura e tu cominci a respirare pian piano e a vedere la luce fuori dal tunnel.
E invece NO.
Perché quando credi che sia tutto finito i loro NO diventano ancora più insostenibili e incomprensibili.

Perché diventano prese di posizione, manifesti, dichiarazioni di guerra.
E non sono più gettati a caso, tanto per, sono motivati (a loro modo) e indiscutibili.
E un NO non è più un capriccio ma un muro,  alto, invalicabile.
Tipo stamattina. Mio figlio, ilRibelle non a caso, aveva deciso che a mare NO, non ci voleva andare. Perché? Perché NO. Chiaro. Ineluttabile.
E lì ti fai psicologa e cerchi di spiegare a lui che al mare, si gioca, ci sono gli amichetti, che è bello, ci vuole sempre andare e perché oggi NO, che invece tu hai dato appuntamento ai tuoi e suoi amici…
E lui ti guarda come una povera demente e ti dice ancora NO.
E se insisti ti pianta su una sceneggiata napoletana di pianti e urla isteriche che manco nella Lucia di Lammermoor.
E allora cominci a dubitare di essere una buona madre, ti chiedi dove stai sbagliando, pensi a ricoverarti in un centro mentale per farti resettare, e calpesti coi tacchi a spillo la tua autostima.
E non servono manuali montessoriani, luminari e psichiatri a spiegare che è normale, che è una fase (scusa ma i terribili two vanno avanti sino ai twentytwo?) che fa parte della loro evoluzione.

Tu a quel punto sei già regressa all’età della pietra e stai dando le capate nel muro per disperazione.

E tutti ti dicono che devi far finta di ignorarli e rimanere immobile nelle tue decisioni.
Si, pare facile. Perché non avete mai visto mio figlio esibirsi nella scena madre del torturato a morte.

Ma ho trovato il modo per risolvere la questione e voglio condividere con voi la soluzione. È successo per caso, eravamo al mare, io uscivo dall’acqua mentre lui puntava i piedi perché non  voleva andare a casa ma io avevo i tappi alle orecchie e lo vedevo solo dimenarsi. Così ho pensato…perché no?

Ho risolto così le crisi di testardaggine del mio piccolo despota.
Che poi a pensarci bene magari un giorno i suoi NO e la sua caparbietà gli saranno utili e diventerà un abile decisionista, non come me che faccio fatica a scegliere pure il gusto dello yogurt.
Ma per mantenere ora la mia sanità mentale ho applicato questo metodo  infallibile.

Non vi serviranno ore di psicanalisi o chili di citrosodina per mandar giù il magone, smetterete di sentirvi inadeguate e miracolosamente lui inizierà ad ascoltarvi.

Funziona così: ogni volta che lui inizia a puntare i piedi ed esibirsi nella scena del disperato incompreso, voi con nonchalance, piantatevi un paio di tappi nelle orecchie e restate impassibili. I tappi servono perché loro con quella vocina adorante/implorante/straziante sanno di toccare corde che tu nemmeno sai di avere e riuscire, alla fine, a piegare la tua volontà.
Invece coi tappi vi accorgerete che, miracolosamente, il poveretto resterà sbigottito e dopo qualche minuto verrà a pregarvi di degnarlo della vostra attenzione.

Ah, vi comunico che per chi vi guarda dall’esterno le reazioni possono essere diverse a seconda della caparbietà del piccolo attore:
Se lui continua a urlare caparbiamente e voi a ignorarlo qualcuno potrebbe chiamare il Telefono azzurro.
Se invece smetterà e verrà da voi questo potrebbe apparire come un miracolo, quindi preparatevi a vedervi baciare le mani da altri genitori che non conoscono il segreto dei tappi.

Controindicazioni: nel caso di nonni presenti alla scena invece, assicuratevi di informarli delle vostre manovre diversive prima che vengano a pugnalarvi con cattiveria perché state facendo soffrire, senza motivo, il loro adorato nipote.

N.B.Ovviamente questo è un post scritto per farvi sorridere, lo dico per coloro che pensano davvero che un paio di tappi possano bastare a educare un bambino capriccioso, ma qualche volta, ignorarli, è la migliore arma!


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