Utili&futili

Alle 9.18 di 4 anni fa la vita ha deciso di stupirmi. Era il 25 aprile del 2013.

L’ostetrica mi disse che non avrebbe mai dimenticato la mia faccia perplessa quando me lo misero tra le braccia.

Che poi io lo volevo da sempre ma forse non mi ero mai davvero messa in testa di averlo e mai nemmeno me lo ero immaginato.

Nemmeno dalle ecografie, come fanno tante che ci rivedono il naso di mamma e le orecchie di papà.
Io guardavo quel profilo in bianco e nero sull’ecografia e mi chiedevo chi era l’alieno che portavo in pancia.
E poi l’alieno è arrivato senza che nessuno lo aspettasse. E’ arrivato liscio liscio, e in meno di un’ora, una mattina in cui le strade erano vuote e stranamente anche le sale parto, in meno di un’ora ce lo avevo tra le braccia.

Giacomo, anche il nome non era pronto quando sei arrivato perché noi ci pensavamo come a un gioco ma alla fine te lo abbiamo dato per davvero. Noi non capivamo.

Perché mica sapevo a cosa sarei andata incontro.
Stamattina leggevo le parole di un’amica sulla giornata del 25 aprile:

“La Festa della Liberazione è la storia di chi ha deciso che l’unico modo per cambiare davvero il corso delle cose era cominciare a farle, senza sapere se poi sarebbero effettivamente andate nel modo sperato. 
La Festa della Liberazione è la festa “dell’inizio” che sia l’inizio della fine o l’inizio dell’inizio. 
È la celebrazione di chi decide di cambiare il corso della storia, di se stesso, delle cose”. 

Sembravano scritte per questo inizio. Solo che io 4 anni fa non lo sapevo e non sapevo che avrei dato un nuovo valore anche a questa giornata, scelta non a caso dal mio piccolo combattente per manifestarsi al mondo.

Lui ha dimostrato subito la sua forza. E’ caparbio, deciso. Lui è impetuoso e irruento. Lui ama gli animali e le persone, non sopporta i cattivoni e le angherie, si arrabbia facilmente ma poi gli torna il sorriso, urla e strepita e poi ti abbraccia come se non ci fosse un domani. Lui appena nato, piangeva così forte quando è stato in terapia intensiva, che le infermiere ancora se lo ricordano.

giacomo mio

Lui ama la vita e lo ha dimostrato dall’inizio.
Lui è esattamente come me e non perchè ci somigliamo fisicamente. Lui è lo specchio della mia anima, solo più pulita e senza false costruzioni.
Da quando c’è lui io non esisto più se non nei suoi occhi. Mi ha cambiato tutto: il modo di pensare, di vivere, di mangiare, di respirare, di guardare, di stupirmi.

Perché lo stupore era uno di quei sentimenti che avevo messo da parte con gli anni e con la disillusione.

Ma lui mi stupisce, si stupisce di ogni cosa e mi porta a imitarlo e a sentirmi ancora viva.

Lui cresce con una velocità che non gli si sta dietro e quando mi riempie di domande mi accorgo che la nostra somiglianza va oltre.

E ci sono giorni in cui ho paura di non farcela come quando da piccola non trovavo risposte alle mie domande e piangevo al buio. Ma non tutti mi capivano e allora mi domando, io saprò capirti piccolo mio?

Stamattina non stavo bene e mi sono sentita in colpa perché avrei voluto portarlo fuori a festeggiare, ma lui, piccolo grande uomo, mi ha guardata e mi ha detto:
“Non importa mamma se restiamo a casa, io voglio fare la festa con te che sei il mio amore”.

Lui è amore. Quella forma così inspiegabile di amore che nemmeno nei romanzi più romantici.

graffiti, sei la mia vita

graffiti sul muro

E allora cresci amore mio e che cresca con te quell’amore di cui ti nutri e che distribuisci al mondo, anche se sono gelosa di quel tempo che a me ti ruba e di tutte quelle donne che ti ameranno perché non si può fare altrimenti di fronte al tuo sorriso. Cresci piccolo uomo perché il mondo ha bisogno di amore, e di uomini come te ,anche se la mamma vorrebbe tenerti piccolo piccolo e stretto al cuore il più a lungo possibile.

Auguri Giacomo, figlio mio,  sei tutto ciò che ho sempre voluto essere.


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